I sopravvissuti ebrei impossibilitati a tornare nei loro paesi e nelle loro case, furono costretti a entrare nei DP camps.
Rinascere ebrei, dopo lo sterminio: tre vite
Tre donne nate in Germania tra il 1947 e il 1952, figlie di sopravvissuti, cresciute in un’Europa in cui l’ebraismo non era più una presenza viva, ma un’assenza dolorosa.
Salvarsi, da soli
I campi di sterminio vennero liberati, ma non ci furono accoglienza e solidarietà. Le potenze alleate non predisposero un piano per il reinserimento dei sopravvissuti ebrei, né riconobbero loro lo status di vittime di...
Né mare né terra: la mappa del rifiuto
Le fonti mostrano che il respingimento non fu un fenomeno episodico o marginale, ma una componente strutturale del contesto europeo in cui la Shoah si sviluppò.
Frontiere chiuse: condanna alleata per gli ebrei d’Europa
Mentre in Europa la guerra infuriava, per moltissimi ebrei in fuga fu presto chiaro che salvarsi sarebbe stato impossibile. Nonostante i tentativi, tenaci e continui, l’esito fu per quasi tutti lo stesso: un fallimento.
Fuga dalla Shoah: i profughi alla deriva
Come accadde lungo i valichi di terra, anche in mare il respingimento e l’accanimento contro i profughi non fu un insieme di episodi isolati, ma una prassi ricorrente e coerente.
Le frontiere si chiudono, si spalanca l’abisso
Gli Stati europei, prima e durante la Shoah, adottarono politiche di chiusura coordinate o parallele che ridussero drasticamente la possibilità di salvarsi. I valichi non divennero vie di salvezza ma parte del...
Respinti dalla Svizzera, lo sterminio evitabile
La storia di Giorgio Latis e quella della famiglia Gruenberger mostrano con chiarezza che il respingimento fu una scelta che produsse conseguenze immediate e irreversibili.

1938-1944 Sterminati in Europa, respinti ovunque
Le possibilità di fuga per gli ebrei si restrinsero non per mancanza di volontà individuale, ma per una serie di decisioni politiche assunte da governi nazionali e potenze coloniali.
1938, Evian: nasce la non azione internazionale
Evian dimostrò pubblicamente che la comunità internazionale riconoscesse il problema, ma non intendeva farsene carico.
Due scelte fatali: lo sterminio e il non intervento
Evian, Wannsee, Bermuda: dove si decise il non intervento di fronte allo sterminio degli ebrei
“Cosa me ne faccio di un milione di ebrei?”
Il 19 marzo del 1944, quando la Germania occupò l'Ungheria, cominciò la deportazione: tra maggio e luglio, circa 437.000 ebrei vennero trasferiti ad Auschwitz-Birkenau.
Le conferenze che hanno condannato gli ebrei
Nel gennaio 1942 e nell’aprile 1943 si svolsero due conferenze che, pur in contesti opposti, furono cruciali nel determinare la sorte degli ebrei europei: la Conferenza di Wannsee e la Conferenza di Bermuda.
Jan Karski e Witold Pilecki: quando la testimonanza non basta
Quando si tratta della Shoah, ci si fanno spesso molte domande. Quelle più ricorrenti sono però due: “Come è potuto accadere?” e “Come è stato possibile che, chi poteva intervenire, sia rimasto immobile mentre 6 milioni...
“Quando le porte rimasero chiuse”
Quando si parla della Shoah sui libri di Storia, la narrazione è spesso asettica. Si descrive una sequenza di momenti, che hanno via via esacerbato la situazione degli ebrei - leggi razziali, beni distrutti, ghetti...
1920-1947 l’odio dimenticato: i massacri nel mondo arabo
Fra la fine degli anni Trenta e il 1947, l’area che va dal Nord Africa al Medio Oriente attraversò una fase di ridefinizione politica che coinvolse direttamente le comunità ebraiche.
Europa, mondo arabo: la mappa rimossa dell’odio antiebraico
L’antisemitismo non ha mai avuto confini netti, non ha avuto un solo volto e non si è manifestato in un’unica stagione.







