
Al posto di un ministero degli esteri, alla fine degli anni ‘70 la Fratellanza Musulmana poteva contare su Youssef Nada.
Nada era nato ad Alessandria d’Egitto nel 1931, in una famiglia benestante ed entrò nella Fratellanza ancora adolescente. A ventitré anni finì in carcere, uno delle migliaia di membri imprigionati da Nasser dopo il 1954, quando l’Egitto represse il movimento. rilasciato dopo due anni, lasciò l’Egitto per non tornarci mai più. Si trasferì in Libia, dove visse fino al 1969, quando il colpo di stato guidato da Gheddafi lo costrinse a fuggire per la seconda volta. Trovò rifugio in Austria e lì, quasi dal nulla, mise in piedi un’attività di prodotti caseari, primo tassello di un impero finanziario esteso tra Medio Oriente ed Europa.
Fu con quel capitale, e con la propria rete di contatti, che negli anni Settanta si stabilì a Campione d’Italia. Nello stesso periodo, la Guida generale del movimento, Umar al-Tilmisani, gli affidò la responsabilità delle relazioni esterne della Fratellanza: da allora Nada viaggiò per il mondo con un passaporto italiano, incontrando capi di stato e leader islamici come se rappresentasse un paese vero, e la sua villa divenne il centro operativo da cui gestiva il tutto.
Negli anni Ottanta fondò la Al Taqwa Bank, con l’aiuto di Ali Ghaleb Himmat. Si trattava di un istituto che le autorità occidentali avrebbero poi indicato come una delle principali casse di compensazione finanziaria del movimento in Occidente.
Il 7 novembre 2001 la polizia svizzera perquisì la sua villa. Nei giorni successivi il suo nome comparve nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell’ONU, riservata a coloro che erano stati sospettati di avere legami con al-Qaeda. Nada contestò le accuse in ogni sede legale a disposizione e nel 2009, senza trovare prove a sostegno delle accuse, le autorità svizzere e italiane chiusero le rispettive indagini e chiesero la cancellazione del suo nome dalla lista. Morì nel dicembre 2024, a 93 anni.






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