
Dieci anni prima che l’Italia avesse una propria organizzazione islamica, la Fratellanza Musulmana aveva già sul territorio un uomo, una villa e una banca. Comincia oggi una nuova serie di F4F sulla rete che è stata costruita in Italia in quarant’anni; una rete fatta di uomini, soldi e organizzazioni. Si tratta della Fratellanza Musulmana, il movimento islamico che dal 1928 lavora per portare la Sharia al centro della vita pubblica, prima nel mondo arabo e poi, sempre di più, in Occidente.
Novembre 2001. La polizia svizzera perquisisce una villa a Campione d’Italia, l’enclave italiana raggiungibile solo passando dalla Svizzera. Rinviene i documenti di «The Project», nientemeno che un piano per l’islamizzazione dell’Occidente, scritto vent’anni prima.
Fin degli anni Settanta, in quella villa abitava Youssef Nada, uno dei finanziatori e dei dirigenti più importanti del movimento. Lì riceveva ospiti che, di norma, si incontrano solo nelle sale di un ministero degli esteri: ambasciatori, capi religiosi arrivati da mezzo mondo islamico e, almeno una volta, un emissario della Casa Bianca, mandato lì a trattare per gli ostaggi americani a Teheran. Negli anni Ottanta, in quella stessa villa, avrebbe poi fondato la Al Taqwa Bank, con sedi nelle Bahamas, in Svizzera e nel Liechtenstein.
Nada non aveva un mandato ufficiale e non era stato eletto da nessuno, tuttavia rappresentava il volto politico e diplomatico della Fratellanza Musulmana.
Quella rete in Italia non si è fermata negli anni Ottanta. Nei prossimi appuntamenti la seguiremo fino a oggi, dentro organizzazioni, moschee e conti correnti ancora attivi nel Paese.






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