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Hannoun, trentacinque anni di inchieste

Nel 1991 la Digos di Genova segnala, presso il Centro islamico della città, una cellula di Hamas coordinata da Mohammad Hannoun

Nel 1991 la Digos di Genova segnala, presso il Centro islamico della città, una cellula di Hamas coordinata da Mohammad Hannoun, architetto giordano arrivato in Italia otto anni prima. Hamas esisteva da quattro anni. Secondo la polizia, Hannoun organizzava nel Centro congressi con personalità di spicco del mondo islamico, e quegli interventi «esaltavano la strategia del terrore». Il 18 settembre 2026, trentacinque anni dopo, la Procura di Genova ha chiuso le indagini su un altro procedimento. In mezzo, la storia e i suoi protagonisti.

La causa palestinese era stata proclamata causa di tutti i musulmani già nel 1953, al Congresso islamico di Gerusalemme organizzato da Said Ramadan. Il documento del 1982 noto come «The Project» la indicava come chiave di volta del consenso in tutto il mondo islamico, e Hamas era nata dai Fratelli Musulmani palestinesi.

Nel 1994 Hannoun fonda l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, l’ABSPP, insieme a Osama Alisawi, futuro ministro dei trasporti di Hamas a Gaza.

In quegli anni in tutta Europa spuntavano come funghi enti benefici per la popolazione palestinese: in Francia nasceva nel 1990 il Comité de Bienfaisance et de Secours aux Palestiniens, il CBSP; l’Al-Aqsa Foundation ad Aquisgrana nel 1991; in Austria, nel 1993, si registrava l’associazione palestinese PVOE; in Svizzera nasceva nel 1994 l’Association de Secours Palestinien, filiale del CBSP; a Londra la Palestine and Lebanon Relief Fund, fondata nel 1981, assunse nel novembre 1994 il nome di Palestinian Relief and Development Fund, oggi nota come Interpal. Più tardi molti di questi enti entrarono nella Union of Good, la rete di beneficenza presieduta da Yusuf al-Qaradawi, guida spirituale di Hamas, che riuniva più di cinquanta organizzazioni nel mondo.

Nel novembre 2008 il Tesoro americano designò la Union of Good come organizzazione creata dai vertici di Hamas per trasferirgli denaro, e indicò tra i principali finanziatori dei suoi progetti gli enti appena citati, già designati per sostegno ad Hamas. Tra i membri europei viene indicata anche l’associazione genovese, insieme a Sanabil in Svezia.

Nel 2001 una perquisizione portò al sequestro di documenti di Hamas, che Hannoun disse di aver trovato nei locali del Centro. All’inizio degli anni Duemila Nicola Piacente, oggi procuratore di Genova, e la collega Francesca Nanni indagarono sull’associazione: la Digos aveva scoperto che manteneva gli orfani dei «martiri» di Hamas, e per l’accusa questo equivaleva a finanziare il terrorismo. L’inchiesta si chiuse con l’archiviazione, nel 2010. Le richieste di rogatoria internazionale, necessarie a ricostruire il quadro completo delle associazioni attive a Gaza, erano rimaste senza risposta, e Nanni giudicò inutilizzabile il materiale trasmesso da Israele.

L’ABSPP continua. Tra il 2021 e il 2023 diverse banche, tra cui UniCredit, Crédit Agricole e Poste Italiane, chiusero i suoi conti dopo segnalazioni di operazioni sospette.

Dopo il 7 ottobre 2023 il fascicolo tornò attivo: una comunicazione di notizia di reato porta la data del 18 ottobre.

Il 1° dicembre dello stesso anno nacque a Milano La Cupola d’Oro, con Khalil Abu Deiah rappresentante legale e Hannoun amministratore di fatto.

Fino al novembre 2024 sul suo conto postale entrarono 556.264 euro, poi diventa sospetta anche La Cupola d’Oro e Hannoun fonda l’associazione La Palma.

Il 7 ottobre 2024 il Tesoro americano inserisce Hannoun e l’ABSPP nell’elenco dei finanziatori del movimento: hanno inviato denaro a organizzazioni controllate da Hamas almeno dal 2018, e almeno quattro milioni di dollari in dieci anni.

Lo stesso giorno il Tesoro americano sanzionò con Hannoun altri due finanziatori di Hamas in Europa: Majed al-Zeer, presidente dal 1996 al 2021 del Palestinian Return Centre di Londra, e Adel Doughman, fondatore e presidente dell’associazione palestinese in Austria. Tre paesi, Italia, Regno Unito e Austria, nello stesso provvedimento.

Il giorno dopo il procuratore Piacente dichiarò che la Procura avrebbe potuto aprire una nuova indagine. Giugno 2025: il Tesoro designò anche La Cupola d’Oro, descrivendola come lo strumento con cui Hannoun continuava a raccogliere fondi aggirando le sanzioni.

Nel novembre 2025 Yassine Lafram, allora presidente dell’UCOII, l’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, partecipò con Hannoun a una videochiamata sulla flotilla Sumud, di cui esiste il video. Interrogato sul perché non prendesse le distanze, rispose di non essere il suo portavoce.

27 dicembre: 2025 Digos e Guardia di Finanza fanno partire l’operazione «Domino» e arrestano 9 persone con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale e finanziamento di Hamas, in Italia ne arrestano 7. Due sono all’estero, una in Turchia, l’altra a Gaza.

L’accusa sostiene che negli anni siano stati versati al movimento 7 milioni e 280 mila euro, attraverso organizzazioni estere e a Gaza e con l’aiuto di cambiavalute.

I sequestri superarono gli otto milioni di euro, e nelle sedi e nelle abitazioni degli indagati furono trovati un milione e 80 mila euro in contanti.

Con Hannoun furono colpiti da misura cautelare altri otto indagati.
Raed Dawoud, detto Abu Falastine e impiegato dell’ABSPP dal 2016, e Yaser Elasaly erano i responsabili della sede milanese; per gli inquirenti Dawoud era membro del comparto estero di Hamas e referente con Hannoun della cellula italiana.
Khalil Abu Deiah, custode della sede di Milano, fu indagato per concorso esterno.
Raed Al Salahat era il referente dell’associazione per Firenze e la Toscana e dal 2023 sedeva nel consiglio della European Palestinians Conference.
Il nome di Riyad Albustanji, detto «lo sceicco», completa il gruppo dei sette arrestati in Italia. Due indagati si trovavano all’estero, e per loro la misura non poté essere eseguita: Saleh Mohammed Ismail Abdu, domiciliato in Turchia, accusato di aver ricevuto e trasferito ad Hamas almeno 462.700 euro, e Osama Alisawi, già ricordato, a Gaza.

Il Nordest faceva capo a Sassuolo. Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, 52 anni, impiegato dell’ABSPP dal 2008 e titolare di un’attività di compravendita immobiliare, era considerato il referente per la raccolta delle donazioni, e fu indagato per concorso esterno.
Circa mezzo milione di euro in contanti fu trovato in un garage di Sassuolo.
L’Unità di informazione finanziaria lo aveva già segnalato perché aveva acquistato all’asta, in poco tempo e senza mutui, decine di immobili: le visure li collocano tra le province di Modena e di Reggio Emilia, con Sassuolo come epicentro, a Castelfranco Emilia, Finale Emilia, Modena e Bomporto nel Modenese, a Brescello, Gualtieri, Luzzara, Viano e Toano nel Reggiano. Quell’anomalia finanziaria, unita alle intercettazioni, portò alla richiesta della misura cautelare.

Gli indagati erano oltre venti. Tra loro c’erano la moglie e due figli di Hannoun, che per la Procura sarebbero stati consapevoli della destinazione reale dei fondi e, almeno i figli, avrebbero in qualche occasione tenuto contatti o trasportato denaro.
Un’intercettazione agli atti registra Sulaiman Hijazi, stretto collaboratore di Hannoun, mentre ammette che per i progetti «la maggior parte dei soldi» va alla «Muqawama», cioè ad Hamas, «quasi tutto». Le posizioni degli altri indagati furono stralciate.

Secondo gli inquirenti, a dicembre Hannoun aveva partecipato in Turchia a una riunione con Ali Baraka, esponente del comparto estero di Hamas, e il gip ritenne concreto il rischio che fuggisse proprio lì. Hannoun nega di appartenere ad Hamas e sostiene che l’attività dell’associazione sia sempre stata umanitaria.

Il 4 gennaio 2026 Ali Abu Shwaima, fondatore del Waqf al Islami e primo segretario generale dell’UCOII, partecipò a Milano a una manifestazione per la scarcerazione di Hannoun e lo definì innocente.

Poi sono arrivati i tribunali.

Gennaio 2026: il Riesame ha scarcerato tre dei sette arrestati, ma altri quattro restano in galera, Hannoun compreso.

Il 19 giugno il Riesame ha confermato di nuovo il carcere, e i difensori hanno presentato un secondo ricorso. Per sei dei sette arrestati le indagini sono chiuse, e la Procura punta al rinvio a giudizio dei quattro detenuti entro dicembre.

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