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Tre cose che non sai sulla Brigata Ebraica

In questo articolo, ti sveliamo tre curiosità che forse non conoscevi della Brigata Ebraica

In questo articolo, ti sveliamo tre curiosità che forse non conoscevi della Brigata Ebraica.

  1. La bandiera: un popolo senza Stato che combatte sotto i propri colori

    Quando Weizmann, presidente dell’Organizzazione sionista mondiale, ne propose un bozzetto nel settembre 1944 – due strisce blu su campo bianco con la Stella di Davide al centro, e nell’angolo in alto a sinistra la Union Flag britannica – Churchill stesso ordinò di togliere la bandiera inglese. Il primo ministro non voleva che la Gran Bretagna apparisse un po’ troppo a favore della causa nazionale ebraica.
    Il primo alzabandiera ufficiale si tenne il 3 marzo 1945, nell’aia di una casa colonica tra Faenza e Brisighella, in Romagna, alla presenza di Shertok. Fu la prima in assoluto, perché gli inglesi avevano vietato di issarla fino a quando la brigata non avesse raggiunto l’Italia e, soprattutto, mai in Egitto, dove la brigata fu addestrata. La ragione, sempre la stessa: non irritare gli arabi.
    Nel 1948, quando nacque lo Stato di Israele, la bandiera della brigata ebraica, con al centro il “Maghen David”, divenne la bandiera nazionale.
  2. Il comandante canadese che imparava l’ebraico dal rabbino

    Il brigadiere Ernest Benjamin nacque a Toronto nel 1900 da una famiglia molto attiva nella comunità ebraica canadese. Era un ebreo della diaspora, formatosi nelle tradizioni militari britanniche. E siccome voleva sentirsi il più possibile vicino ai suoi soldati, iniziò a prendere lezioni di ebraico dal rabbino militare dell’unità, Bernard Casper.
    Comandare un’unità così eterogenea non fu un compito semplice, soprattutto per via delle differenze linguistiche. E infatti, in breve tempo, la natura mista della Brigata generò tensioni anche interne.
    Per esempio, gli addetti alle ambulanze, non ebrei, inizialmente rifiutarono di indossare l’uniforme della Brigata, recalcitranti all’idea di avere la Stella di Davide sulle spalline. Alcuni soldati inglesi incorporati nell’unità, poi, furono esplicitamente ostili al fatto di servire con «gente che non parlava bene inglese e non aveva mai combattuto.»
    Nel maggio del 1945, mentre si trovavano a Palmanova in Friuli, alcuni soldati inglesi della Brigata bruciarono le bandiere con la Stella di Davide per festeggiare la fine della guerra. Si rischiò uno scontro armato: i soldati palestinesi imbracciarono le armi e si mossero verso gli inglesi. I sergenti riuscirono a riportare la calma. I responsabili furono puniti.
  3. I camion della Brigata e la fuga verso la Palestina

    Finita la guerra, la Brigata si spostò a Treviso e poi a Tarvisio, al confine tra Austria e Jugoslavia dove si trovava uno dei punti di transito dei sopravvissuti. C’erano reduci dei campi di concentramento e sterminio, profughi dall’Europa orientale scacciati dai loro paesi d’origine, giovani che avevano perso tutto e cercavano una via di fuga verso la Palestina. Il problema era, però, che la Palestina mandataria era pressoché preclusa a causa del Libro Bianco del 1939 ancora in vigore
    Come aiutare tanti disperati a ricominciare? I soldati della Brigata trovarono una soluzione. dal momento che avevano camion militari in abbondanza, cominciarono a usarli per trasportare i profughi verso i porti italiani, da dove partivano le navi clandestine dell’Aliyah Bet. Il metodo era molto semplice: quando un mezzo era in riparazione, lo si usava per le missioni clandestine. Quando poi il camion ritornava all’officina, veniva manomesso il contachilometri.
    Ciò è testimoniato anche dai diari di Leonard Sanitt, un sergente maggiore addetto al servizio trasporti, il quale non fece tesoro di aver volontariamente firmato documenti falsi e di aver fatto finta di non vedere che cosa stesse accadendo.E la spola di salvataggio dei sopravvissuti non si fermò nemmeno dopo che il comando della Brigata, il 16 febbraio 1945, aveva emanato un comunicato in cui ricordava ai soldati che era vietato trasportare civili su mezzi militari.
    Sebbene controverse, si stima che i soldati della Brigata ebraica, accanto a soldati delle altre compagnie ebraiche in Italia, abbiano aiutato circa 20.000 persone a salpare verso la Palestina.
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