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La scuola di Via Eupili

I soldati ebrei a Milano cominciarono a battere ogni angolo della città alla ricerca di tutto quanto fosse necessario per allestire la scuola

Nel settembre 1938 il governo fascista promulgò anche in Italia le leggi razziali. Tra i provvedimenti più immediati vi fu, come è noto, l’espulsione di tutti i bambini ebrei dalle scuole pubbliche. 

A Milano, la comunità ebraica  non si fece, però, intimidire e aprì altre scuole per bambini e insegnanti ebrei. Tra queste, l’istituto di via Eupili 6, nei pressi del Castello Sforzesco, che divenne il principale istituto scolastico ebraico della città. 

Nell’ ottobre del 1943, poco tempo dopo l’armistizio e nonostante l’inizio dell’occupazione tedesca e la possibilità concreta di retate e rastrellamenti da parte dei nazisti,  il vice-preside Eugenio Levi decise di tenere comunque gli esami di riparazione.

La sessione fu sostenuta dal 4 al 25 ottobre, con la massima regolarità formale. Si svolse nel parcheggio della scuola, così da garantire una fuga rapida in caso fossero comparsi i camion tedeschi. Tuttavia, subito dopo gli esami, la scuola venne chiusa definitivamente. 

Molti dei suoi insegnanti e dei suoi alunni non ritornarono mai più a occupare aule scolastiche, furono assassinati nei campi di sterminio. 

Il 25 aprile 1945 Milano fu liberata. Nei giorni seguenti, la comunità ebraica cominciò a riorganizzarsi. Raffaele Cantoni, delegato della Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei ottenne dal prefetto la concessione di Palazzo Erba Odescalchi in via dell’Unione 5 — già sede del gruppo fascista «Amatore Sciesa» — come centro di raccolta e assistenza. Contemporaneamente, si cercò di recuperare la vecchia sede scolastica di via Eupili, che nel frattempo era stata occupata dai vigili urbani.

I soldati ebrei presenti a Milano, in particolare le compagnie 745a e 739a del RASC, acquartierate presso l’aeroporto di Taliedo e in viale Zara, si occuparono personalmente dello sgombero e del recupero dei locali. A quel punto, cominciarono a battere ogni angolo della città alla ricerca di tutto quanto fosse necessario per allestire la nuova scuola, dai banchi, alle sedie, alle lavagne fino a libri. 

Marcello Cantoni, vice-direttore del Comitato Provvisorio della comunità israelitica di Milano, descrisse così quello che accadde in quei giorni: «In via Eupili si creò un centro di assistenza ai bambini della comunità. Eravamo nel mese di maggio, di scuola ormai non se ne parlava più, tuttavia si cercava di riunire i ragazzi, molti dei quali erano rimasti orfani. Questo era un compito che stava molto a cuore agli ebrei palestinesi.»

Quando la scuola riaprì, raccolse non solo gli orfani arrivati da oltre confine ma anche molti bambini e ragazzi che avevano trovato rifugio nelle campagne circostanti oppure nei conventi. I volontari ebrei, che nel frattempo stavano anche coordinando il trasporto di migliaia di profughi europei dal Tarvisio verso i centri di accoglienza del nord Italia, trovarono persino il tempo di organizzare gite scolastiche per loro.

Adriana Krivacek, ex studentessa di Via Eupili, è stata intervistata dallo storico Stefano Scaletta nel 2018.  Era tornata a scuola nel 1945, dopo aver trascorso l’occupazione tedesca in un convento cittadino. Vi aveva trovato un luogo vivo, tenuto insieme da insegnanti sopravvissuti e da soldati che parlavano una lingua che quasi nessuno capiva: l’ebraico.

La scuola di via Eupili rimase un punto di riferimento della comunità ebraica milanese fino alla metà del 1950, quando le iscrizioni aumentarono e gli spazi non furono più sufficienti a ospitare nuovi alunni. Oggi al suo interno Oggi al suo interno ha sede la Fondazione CDEC, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea.

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