I campi di sterminio vennero liberati, ma non ci furono accoglienza e solidarietà. Le potenze alleate non predisposero un piano per il reinserimento dei sopravvissuti ebrei, né riconobbero loro lo status di vittime di...
Comunicazione di massa, realtà di fondoIsraele vince. Anche dove non dovrebbe.Ci avevano spiegato che Israele la “guerra della comunicazione” non l’avrebbe mai potuta vincere. Eppure sta vincendo. Comunicazione di...
Tre articoli, tre autori, tre angolazioni diverse. Ma un unico risultato:
Israele è il problema. Hamas, invece, può essere normalizzato, o quantomeno ignorato.
Le fonti mostrano che il respingimento non fu un fenomeno episodico o marginale, ma una componente strutturale del contesto europeo in cui la Shoah si sviluppò.
Le possibilità di fuga per gli ebrei si restrinsero non per mancanza di volontà individuale, ma per una serie di decisioni politiche assunte da governi nazionali e potenze coloniali.
Tre donne nate in Germania tra il 1947 e il 1952, figlie di sopravvissuti, cresciute in un’Europa in cui l’ebraismo non era più una presenza viva, ma un’assenza dolorosa.
Nel complesso, gli storici stimano almeno 1.500 ebrei furono uccisi nell'immediato dopoguerra. Molti erano sopravvissuti ai campi. Erano tornati dove nessuno avrebbe voluto rivederli