Nel complesso, gli storici stimano almeno 1.500 ebrei furono uccisi nell'immediato dopoguerra. Molti erano sopravvissuti ai campi. Erano tornati dove nessuno avrebbe voluto rivederli
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Il ritorno che non c’è mai stato
Quando la guerra finì, molti sopravvissuti fecero la cosa più naturale: provarono a tornare a casa. Non cercavano solo la normalità, ma anche un luogo che fosse ancora loro.
La Struma: una tragedia del blocco britannico (1941–1942)
Per le comunità ebraiche dell’epoca, la Struma divenne simbolo della totale assenza di protezione internazionale durante la Shoah e della volontà — politica più che bellica — di impedire agli ebrei di trovare un rifugio
La nuova caccia all’ebreo: i pogrom dopo la liberazione
Berl Frydman, sopravvissuto ad Auschwitz, ucciso a Kielce, è una delle tante vittime dei pogrom del dopoguerra.
Dopoguerra ostile: la liberazione che non libera
Il dopoguerra ebraico non nacque nel vuoto: riemerse da un continente che, anche durante il conflitto, aveva mostrato un diffuso disinteresse nell’impedire l’annientamento totale degli ebrei.
Case senza ritorno: il dopoguerra che l’Europa ha dimenticato
Nel 1945, il ritorno degli ebrei sopravvissuti non fu un viaggio verso casa.
Fu l’ingresso in un continente che non era pronto a rivederli.
Il 1946: l’anno dimenticato della violenza antiebraica
Nel 1946, l’Europa avrebbe dovuto essere il continente della ricostruzione. Per gli ebrei sopravvissuti alla Shoah, fu invece l’anno in cui l’antisemitismo riemerse in modo sistematico e documentato
Il ritorno impossibile. Una casa che non c’è più
Nel dopoguerra, il ritorno di molti sopravvissuti non fu un ricongiungimento. Per molti, le case che cercavano non esistevano più
Il rapporto Harrison – La continuità della prigionia
Il rapporto Harrison mise in luce che il 98% degli ebrei nei DP Camps chiedeva di andare in Palestina, ma lo 0% riceveva una priorità di emigrazione.
Il filo spinato dopo la Shoah
Nel dopoguerra, il filo spinato non spariva: cambiavano soltanto i guardiani.


