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Il filo spinato dopo la Shoah

Nel dopoguerra, il filo spinato non spariva: cambiavano soltanto i guardiani.

Nel 1945, la liberazione non coincise con la fine dei campi. Molti ebrei sopravvissuti furono trasferiti nei Displaced Persons Camps: strutture allestite spesso negli stessi spazi dei lager, con baracche, recinzioni e sorveglianza militare. Vi confluirono soprattutto ebrei provenienti da Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia, in fuga dall’antisemitismo riemerso nei loro paesi nel dopoguerra. Alcuni di loro non avevano conosciuto direttamente i campi di sterminio, ma vedevano nelle zone di occupazione alleata non la Germania dei persecutori, bensì la protezione degli eserciti alleati, che nei paesi d’origine era venuta meno.

I DP Camps avrebbero dovuto essere un passaggio verso nuove destinazioni, ma non tutti riuscirono a partire: i più poveri rimasero proprio nei territori dell’ex Reich, vivendo in un limbo fatto di precarietà materiale e identitaria. Nel dopoguerra, il filo spinato non spariva: cambiavano soltanto i guardiani.

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