
Stade de France, Saint-Denis. Le Carillon, rue Alibert. Le Petit Cambodge, rue Alibert. La Casa Nostra, rue de la Fontaine au Roi. La Belle Équipe, rue de Charonne. Comptoir Voltaire, boulevard Voltaire. Bataclan, boulevard Voltaire.
Alle 21:20 del 13 novembre 2015 l’ISIS colpisce Parigi in modo simultaneo. Ogni squadra è composta da tre terroristi con un bersaglio preciso. Hanno kalashnikov e cinture imbottite di triacetone triperoxide e schegge metalliche. L’operazione è stata pianificata per mesi da Abdelhamid Abaaoud, coordinata dalla Siria, finanziata e armata dall’ISIS.
Allo Stade de France, dove si stava disputando l’amichevole Francia – Germania con ottantamila spettatori e dove si trovava anche il presidente Hollande, Bilal Hadfi non è riuscito a entrare. Le guardie hanno rilevato la cintura esplosiva e lui si è fatto saltare in aria fuori dai cancelli causando la morte di un passante.
Nel decimo e nell’undicesimo arrondissement la seconda squadra ha aperto il fuoco con i kalashnikov sui tavolini all’aperto di sei café e ristoranti. Nessuno ha avuto scampo. Al Bataclan, dove era in corso il concerto degli Eagles of Death Metal, tre uomini hanno fatto irruzione alle 21:40 e hanno aperto il fuoco sulla folla per oltre due ore.
Il bilancio è stato di 192 morti. Più di 300 feriti. Di loro, 90 persone sono morte all’interno del Bataclan. È stata la peggiore strage di civili francesi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, peggiore persino del massacro nazista di Oradour-sur-Glane del 1944.Gli attentatori erano francesi e belgi, tutti nati e cresciuti in Europa.
Quella notte, la Francia ha dichiarato lo stato di emergenza: sarebbe durato due anni.






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