
Il 6 ottobre 2020 Samuel Paty, un insegnante di storia e geografia al collegio Bois-d’Aulne di Conflans-Sainte-Honorine, nella periferia di Parigi, ha tenuto una lezione di educazione civica e morale sulla libertà di espressione — materia obbligatoria nelle scuole francesi dal 2015. Per illustrare il tema scelse di mostrare ai suoi studenti due vignette satiriche su Maometto pubblicate da Charlie Hebdo nel 2012, a loro volta riprese da un giornale danese del 2005. Offrì agli studenti musulmani la possibilità di uscire dall’aula durante la spiegazione. Dieci giorni dopo Paty era morto, decapitato fuori dalla sua scuola.
Un’alunna della classe, assente quel giorno, raccontò ai genitori una versione distorta dei fatti, sostenendo che l’insegnante avesse mostrato un’immagine pornografica del Profeta e avesse cacciato dall’aula gli studenti musulmani. Il padre, Brahim Chnina, pubblicò sui social un video in cui attaccava pubblicamente Paty, definendolo blasfemo, rivelando il suo nome e l’indirizzo della scuola. Il video fu amplificato da Abdelhakim Sefrioui, un attivista islamista già noto alle autorità francesi. Nel giro di pochi giorni la campagna online raggiunse migliaia di condivisioni. Un imam locale emise una fatwa contro Paty chiedendo che fosse punito.
Abdoullakh Anzorov aveva diciotto anni, era un rifugiato russo di origine cecena arrivato in Francia in tenera età con la famiglia. Non era un militante con una storia jihadista pregressa. Si era radicalizzato nelle settimane precedenti attraverso i social media. Il 30 agosto aveva pubblicato online un fotomontaggio che rappresentava una decapitazione, senza che nessun sistema di segnalazione lo intercettasse. Il 13 settembre aveva scritto su Twitter contro l’infedeltà dello stato saudita e dei suoi sostenitori. Era in contatto su Snapchat con diversi giovani, alcuni dei quali simpatizzanti jihadisti, e con un miliziano di Hayat Tahrir al-Sham operante da Idlib, in Siria, al quale il giorno stesso dell’omicidio avrebbe inviato un messaggio e una fotografia.
Anzorov vide il video di Chnina online e decise di agire. Offrì trecento euro a uno studente della scuola di Paty in cambio dell’identificazione del professore — dicendo di volerlo solamente «filmare». Lo studente coinvolse altri compagni, dividendo il compenso. Il 16 ottobre, verso le 17:00, Anzorov si presentò davanti al collegio Bois-d’Aulne. Un amico, Naïm Boudaoud, lo aveva accompagnato in auto nei pressi della scuola. Un altro, Azim Epsirkhanov, lo aveva aiutato a procurarsi l’arma — una mannaia. Anzorov avvicinò Paty mentre usciva dall’istituto, lo colpì a morte e lo decapitò.
Anzorov fuggì a Éragny, comune confinante. Pochi minuti dopo fu intercettato dalla polizia, armato, e fu ucciso nello scontro a fuoco. L’omicidio avvenne mentre a Parigi era in corso il processo per l’attentato del 2015 a Charlie Hebdo — la stessa testata le cui vignette avevano innescato, cinque anni dopo, una nuova morte.
Otto persone furono processate per la loro responsabilità nella catena di eventi: gli amici che aiutarono Anzorov a organizzare l’attacco, i giovani che identificarono Paty in cambio di denaro, e Chnina e Sefrioui, accusati di aver fornito all’attentatore il bersaglio attraverso la campagna d’odio online. Il processo, apertosi alla Corte d’assise di Parigi nel novembre 2024, si concluse con condanne per tutti gli otto imputati.






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