
Classe 1987, nato ad Anderlecht, Bruxelles, Abdelhamid Abaaoud era figlio di un commerciante marocchino che aveva fatto immigrare la famiglia in Belgio negli anni Settanta e che, sperando in un futuro migliore per i figli, li aveva iscritti alla scuola cattolica più prestigiosa della città. Abaaoud vi rimase un anno, poi tornò nelle strade di Molenbeek, dove cominciò a frequentare il gruppo di amici che avrebbe poi costruito la rete degli attentati di Parigi. Fu condannato per rapina e in carcere, nel 2010, conobbe Salah Abdeslam.
Partì per la Siria tra il 2013 e il 2014, si unì all’ISIS e divenne uno dei volti della sua propaganda europea. Portò con sé il fratello minore Younès, che aveva tredici anni. I servizi di intelligence belgi e francesi lo conoscevano e lo cercavano, ma Abaaoud si mosse indisturbato per mesi attraverso l’Europa, rientrando e uscendo dal continente mentre le polizie lo cercavano in Siria.
Coordinò gli attentati del 13 novembre 2015 da Parigi, dove era già nascosto. Fu ucciso nel raid di Saint-Denis cinque giorni dopo la strage. Aveva ventotto anni. Suo padre, che aveva sporto denuncia contro di lui per aver reclutato il figlio tredicenne, disse: «Ha distrutto le nostre famiglie. Non voglio vederlo mai più.»






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