
Tra il 2013 e il 2018, un solo uomo sedeva contemporaneamente nei consigli di UCOII, Alleanza Islamica d’Italia e Nectar Trust — il fondo britannico attraverso cui il denaro del Qatar arriva ancora oggi in Italia.
Si chiama Mohamed Ibrahim, oppure Mohammad Abdul Rahman o anche Mohamed Abderrahman.
Come tesoriere dell’UCOII, nel 2015 gestì l’arrivo di quasi cinque milioni di euro da Qatar Charity, destinati a un nuovo centro islamico a Bergamo.
Il presidente di quel centro, Imad El Joulani, avrebbe poi dirottato buona parte dei fondi verso un’altra associazione, fondata insieme ai propri familiari.
Il procedimento penale, avviato d’ufficio dalla Procura, si concluse nel 2019 con l’assoluzione di El Joulani dall’accusa di truffa;
in sede civile, però, la Cassazione confermò nel 2023 l’obbligo di restituire i cinque milioni a Qatar Charity. In aula, El Joulani sostenne che lo stesso Ibrahim gli avesse chiesto somme per sé; Ibrahim smentì: “Ma quali soldi, non abbiamo chiesto proprio nulla.”
Nel novembre 2015, come presidente dell’Alleanza Islamica d’Italia, si trovò a rispondere di una vicenda diversa: gli Emirati Arabi Uniti avevano inserito l’associazione in una lista di organizzazioni terroristiche, accostandola a Isis e Al Qaeda.
Ibrahim replicò: “Non abbiamo la minima idea del motivo per il quale ci hanno inserito nella lista. Chiedetelo a loro. Non hanno mai portato nessuna prova.” E annunciò azioni legali contro il Paese del Golfo.
Sicuramente è un caso che nel 2018, l’anno in cui El Joulani viene chiamato a processo per l’ammanco di Bergamo e Yassine Laframe diventa presidente dell’Ucoi, il ruolo di tesoriere sia passato a un’altra persona.
Ibrahim rimane nel direttivo, ma solo come consigliere.
Di un uomo con così tanti nomi, non stupisce che circolino anche più cariche di quante si riescano a fissare con certezza: alcune fonti lo indicano anche come esponente della FIOE, dell’Europe Trust e come ex presidente del Centro Islamico di Torino.






Add comment