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Oltre la Linea Gotica

Tra il 9 e il 12 aprile 1945 la Brigata Ebraica combatté la sua battaglia più impegnativa sul fronte italiano

Tra il 9 e il 12 aprile 1945 la Brigata Ebraica combatté la sua battaglia più impegnativa sul fronte italiano. Fu l’azione militare conclusiva della campagna d’Italia.

Il contesto era quello dell’offensiva finale alleata lungo tutta la Linea Gotica. Il 9 aprile 1945 la XV Armata sferrò un attacco combinato di terra e aviazione su tutto il fronte. Alla Brigata Ebraica fu affidato un compito diversivo: attraversare il Senio a Cuffiano, stabilire una testa di ponte a nord del fiume e impedire ai tedeschi di concentrare le forze contro il Gruppo di Combattimento Friuli, che avrebbe attaccato Riolo, e contro i polacchi che avanzavano in pianura verso Imola. Sul fianco destro della Brigata c’erano i polacchi, su quello sinistro il Gruppo Friuli e la Folgore.

Il colonnello Jack Levy, che partecipò all’operazione, descrisse il momento in cui giunse l’ordine: «Ci raggiunse l’ordine di partecipare all’attacco, di passare il Senio e di impadronirci di alcune colline che dominano una vasta zona e sulle quali si trovavano alcune forti posizioni difensive dei tedeschi. A questo punto diventammo parte della gigantesca macchina che avanzava ormai in modo decisivo, pronta a penetrare nel cuore del nemico, in Austria e in Germania.»

La notte tra il 9 e il 10 aprile

Il punto di attraversamento prescelto era il mulino Fantaguzzi, una costruzione rurale a circa duecento metri dal Senio, in prossimità di Cuffiano. Le ricognizioni dei giorni precedenti avevano accertato che in quel punto il fiume era basso e le rive sgombre da mine. Il piano prevedeva di attraversare in silenzio, senza copertura di artiglieria, per conservare l’effetto sorpresa.

Poco dopo la mezzanotte del 9 aprile gli uomini della Brigata guadarono il Senio. All’1.45 la compagnia D del secondo battaglione, guidata dal tenente Uri Shay e supportata dalla 643a compagnia del genio, occupò il mulino Fantaguzzi senza incontrare resistenza e senza perdite. I genieri si misero subito al lavoro per bonificare i campi minati e costruire un ponte che permettesse il passaggio dei rinforzi.

Alle 4.30 l’artiglieria alleata aprì il fuoco sulle posizioni tedesche intorno a Riolo, e il Gruppo di Combattimento Friuli si lanciò all’assalto. I tedeschi si difesero con determinazione e respinsero l’attacco con forti perdite. La situazione degli uomini asserragliati al mulino si fece critica: la loro azione era nata come diversivo a supporto del Friuli, ma con il Friuli bloccato si trovarono ad essere l’unica presenza alleata a nord del Senio, esposta alla reazione nemica. Durante la notte i tedeschi sferrarono più contrattacchi sul mulino Fantaguzzi. Il secondo battaglione, trincerato tra le rovine, resistette sotto il fuoco di mortai e mitragliatrici. In un momento particolarmente critico un ufficiale guidò una carica alla baionetta contro una postazione di mitragliatrice tedesca, lanciando bombe a mano nel nido; i tedeschi si arresero. La battaglia al mulino durò tutta la notte. Solo all’alba, con l’arrivo di rinforzi del terzo reggimento, la situazione si stabilizzò. Alle 10.45 dell’11 aprile i tedeschi si ritirarono e fu possibile entrare a Cuffiano. Era il primo villaggio d’Italia liberato dalla Brigata Ebraica.

Oggi nel paese esiste un parco della Memoria, creato nel 1995 con il contributo del governo israeliano. Una lapide in italiano e in ebraico ricorda «la gloriosa Brigata ebraica» e gli avvenimenti di quei giorni. Accanto c’è un albero di ulivo, richiamo alla Palestina e al distintivo del Palestine Regiment. Di fronte al parco, perfettamente visibile, si erge il Monte Ghebbio.

La battaglia del Monte Ghebbio

Il Monte Ghebbio sovrasta Cuffiano a pochi centinaia di metri. Non è alto — solo centoventi metri sul livello del mare — ma si erge ripido a ridosso della strada statale, dalla quale lo separano circa duecento metri di pianura e centocinquanta di salita. I tedeschi lo avevano occupato subito dopo aver perso Cuffiano, e da quella posizione tenevano sotto tiro tanto il villaggio quanto la statale. Bisognava prenderlo.

Il 12 aprile il X Corpo d’Armata britannico assegnò alla Brigata una serie di obiettivi: Monte Ghebbio, Querzola, Mazzolano, Carotte e Columbara, con il compito di mantenere la pressione sulle posizioni tedesche a nord del Senio e di operare sul fianco destro dei polacchi. Il primo battaglione avanzò verso Ca’ Zanelli e Torre sul fianco sinistro. Il secondo battaglione fu bloccato dal fuoco pesante di Spandau e mortai da Pediano. Il terzo battaglione avanzò senza incontrare resistenza iniziale, superò le posizioni del secondo e puntò diretto verso il Monte Ghebbio.

L’assalto in salita incontrò resistenza crescente. I tedeschi erano trincerati su posizioni preparate in precedenza, ben adattate al terreno che li favoriva. Il rapporto finale della Brigata descrisse la situazione con queste parole: i difensori erano in grado di condurre una «delay action», ovvero un’azione di rallentamento, contro forze anche molto superiori di numero. Esploratori avanzati eliminarono squadre tedesche appostate nelle case della frazione di Ossana, descritta nelle comunicazioni del War Office come «letteralmente piena di fortificazioni tedesche.» L’avanzata fu lenta perché i genieri dovevano procedere in parallelo alla bonifica delle mine.

Il Monte Ghebbio cadde nel pomeriggio del 12 aprile. La conquista era costata tre morti e circa venti feriti. Lo stesso giorno le avanguardie della Brigata raggiunsero Serra e si ricongiunsero con le avanguardie polacche sulla linea del fronte. L’avanzata proseguì verso Bergulle e la Torre, dove il secondo battaglione fu colpito dal fuoco di mortai con due morti e sette feriti. I tedeschi erano in ritirata, ma ancora capaci di infliggere perdite.

Dalla sommità del Monte Ghebbio, dove oggi il Comune ha attrezzato un’area picnic con un tavolo di legno e delle panche, si può abbracciare con uno sguardo l’intera area delle operazioni della Brigata Ebraica: a sud Cuffiano e le rovine del mulino Fantaguzzi, di fronte il Monte Querzola, le frazioni di Mazzolano e Serra, e in fondo, nella valle, le porte di Imola.

Il 14 aprile gli uomini della Brigata, ormai in vista di Imola, persero contatto col nemico in ritirata. I polacchi entrarono a Imola lo stesso giorno. Il 15 aprile i battaglioni si radunarono a Brisighella. Tre settimane dopo la guerra in Europa era finita.

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