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“Gli ebrei sono arrivati”

Gli austriaci gettarono le armi e si arresero

19 marzo 1945. La Brigata Ebraica combatteva da 2 settimane sul primo tratto del fronte, nei pressi di Alfonsine, Ravenna con l’ordine di disturbare il nemico, prendere prigionieri e prepararsi all’offensiva di primavera. 

Di fronte c’erano gli uomini della 42a divisione Jäger, fanteria leggera austriaca. Una guerra di pattuglie notturne, agguati, mine, colpi di mortaio. I nemici erano così vicini che durante le perlustrazioni li si poteva sentire cantare.

La Jäger aveva stabilito un avamposto oltre il Senio, su una piccola altura, la Giorgetta. Vi aveva piazzato un pezzo di artiglieria che minacciava direttamente le posizioni della Brigata. Arrivò l’ordine di eliminarlo.

Il tenente Tony Van Gelder e il capitano Yochanan Peltz guidarono gli uomini della compagnia B del terzo battaglione verso l’obiettivo. Avanzarono strisciando, avvicinandosi il più possibile alla collina. A un certo punto gli austriaci li videro e aprirono il fuoco. Gli uomini si trovarono esposti, impossibilitati a retrocedere senza subire perdite gravissime. Rimanere fermi significava essere colpiti a uno a uno. Rimase solo correre verso il nemico.

In pochi istanti, gli uomini raggiunsero la collina. Il soldato Hanoch Bartov, che avrebbe poi descritto quella giornata nel romanzo autobiografico The Brigade, pubblicato in Israele nel ’65, aveva il caricatore del Thompson ancora pieno, pronto al corpo a corpo. Non ce ne fu bisogno. Gli austriaci gettarono le armi e si arresero.

Nel bunker dormivano 14 soldati, de tutto ignari del fatto che a catturarli fossero stati soldati ebrei. Van Gelder e Peltz li fecero mettere in fila e li informarono subito di chi fossero i loro catturatori. 

Poi, un caporale di nome Levy esclamò in tedesco:

«Herraus ihr Schweinen, die Juden sind da» — fuori, maiali, gli ebrei sono arrivati.

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