
Notte tra il 9 e il 10 aprile 1945. Un reparto dell’Ottava Armata britannica si muove in silenzio, intento a guadare il fiume Senio, nei pressi di Riolo Terme, a Ravenna. Procede senza artiglieria, perché deve conservare l’effetto sorpresa contro i suoi nemici. Gli uomini di questa armata sono tutti ebrei palestinesi, sulle loro teste sventola una bandiera, è bianca e blu e su di essa si staglia una Stella di Davide: è la futura bandiera di Israele.
Quella notte cominciò l’offensiva finale che avrebbe portato alla Liberazione. Ma quegli ebrei palestinesi come erano arrivati fin lì?
È ciò che racconteremo questa settimana.
Questa vicenda comincia sei anni prima, al Cairo, in un afoso 3 settembre 1939.
Due giorni prima, Hitler aveva invaso la Polonia da Danzica. Due giorno dopo, Moshe Shertok, il futuro secondo premier israeliano dopo Ben Gurion ma, allora, capo del dipartimento politico dell’Agenzia ebraica, si sedette di fronte al feldmaresciallo Archibald Wavell, comandante britannico in Medio Oriente per chiedere il diritto di formare un esercito ebraico con bandiera propria.
Wavell disse no: riconoscere un esercito ebraico avrebbe coinciso con il riconoscimento implicito di una nazione ebraica, che era esattamente quello che il Libro Bianco – emanato nel maggio dello stesso anno, con cui la Gran Bretagna chiuse quasi completamente le porte della Palestina agli ebrei in fuga dalle camere a gas, per non inimicarsi la popolazione araba – voleva evitare.
La svolta arrivò nel 1944, quando Churchill impose la propria volontà sul War Office e sul Colonial Office: Il 28 settembre il primo ministro britannico annunciò alla Camera dei Comuni la formazione della Brigata Ebraica.
Uno dei cinquemila uomini che combatterono sotto la bandiera della Brigata fu il famoso filosofo Hans Jonas, fuggito dalla Germania quando Hitler salì al potere. È stato l’autore del saggio Il principio responsabilità, uno dei testi fondamentali dell’etica del Novecento.






Add comment