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Cinque sigle, una sola rete

Cinque organizzazioni islamiche italiane si presentano come indipendenti tra loro, eppure condividono uomini, eventi e finanziamenti

Cinque organizzazioni islamiche italiane si presentano come indipendenti tra loro, eppure condividono uomini, eventi e finanziamenti.

Si chiamano UCOII, Giovani Musulmani d’Italia, Bayan Institute, Alleanza Islamica d’Italia e Associazione dei Palestinesi in Italia. Sulla carta, cinque realtà distinte, con statuti propri e attività dichiarate diverse. Nei fatti, una rete che si intreccia a ogni livello: dirigenti che siedono negli stessi consigli, eventi organizzati insieme, contenuti che rimbalzano da una pagina social all’altra.

Il legame più concreto porta un nome già noto a chi segue questa serie. Hamza Roberto Piccardo, fondatore dell’UCOII nel 1990, è il padre di Davide Piccardo, oggi a capo dell’Alleanza Islamica d’Italia. Trentacinque anni separano la fondazione della prima sigla dalla guida della seconda.

Anche ai vertici dell’UCOII il tempo passa, ma la struttura resta. Fino al dicembre 2025 la presidenza era di Yassine Lafram, che pochi mesi prima aveva preso parte alla Sumud Flotilla, la spedizione navale diretta a Gaza per forzare il blocco israeliano. Il 22 dicembre gli è succeduto Yassine Baradai, che in precedenza dirigeva la comunicazione di Islamic Relief Italia. Un passaggio generazionale, non un cambio di rotta.

L’Associazione dei Palestinesi in Italia è l’ultima arrivata in questa rete e quella con la storia più diversa dalle altre quattro.

Questa settimana ricostruiamo come queste cinque sigle si tengono insieme, e cosa significa, oggi, parlare di “rappresentanza dei musulmani italiani” quando a rappresentarli è sempre la stessa rete di persone legata all’islam politico e alla Fratellanza Musulmana.

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