
Yassine Baradai nasce in Marocco nel 1986 e arriva in Italia a sette anni. Cresce in Brianza, studia Scienze Politiche a Milano, e nel 2014 si trasferisce a Piacenza, dove guida la comunità islamica locale e costruisce un rapporto pubblico con il vescovo della città. Da lì comincia la sua ascesa interna all’UCOII: prima due mandati come segretario nazionale, poi, il 21 dicembre 2025, la presidenza, con l’Assemblea generale riunita a Bologna che lo elegge come successore di Yassine Lafram.
Il profilo pubblico che Baradai ha costruito negli anni è quello del dialogo istituzionale: il rapporto con il vescovo di Piacenza, l’incontro con il Papa nel dicembre 2025, l’incontro del 1° gennaio 2026 con Jeremy Milgrom, rabbino e attivista contro l’occupazione israeliana, a cui dona un suo libro sulle vittime di quello che definisce “il genocidio a Gaza”. Sul piano teologico, però, il linguaggio cambia. Nell’agosto 2020, da segretario nazionale, Baradai dichiara che cristianesimo ed ebraismo sono “eresie” che “manipolano il messaggio originale dei profeti”, e che “l’Islam è venuto al mondo per correggere gli errori commessi nelle scritture precedenti”. Il dialogo con un rabbino e un pontefice convive, dunque, con un giudizio teologico netto sulle religioni a cui quegli stessi interlocutori appartengono.
Lo stesso schema si ripete sul terreno delle minoranze. Il 3 giugno 2021, ascoltato dalla Commissione Giustizia del Senato sul disegno di legge Zan contro l’omobitransfobia, Baradai apre il proprio intervento dicendo: «Come musulmani conosciamo bene il significato della discriminazione, anche per questo non siamo e non saremo mai contrari a qualsiasi disegno di legge che rafforzi la tutela delle minoranze». Nello stesso intervento definisce però “ambigua” la nozione di identità di genere contenuta nel testo, ne segnala “conseguenze imprevedibili”, e afferma: «Credere che la famiglia sia formata da una donna e un uomo non vuol dire discriminare qualcuno». Il sostegno dichiarato alla tutela delle minoranze si accompagna, quindi, a una riserva esplicita proprio sul tema dell’identità di genere.
La distanza tra i due registri appare con particolare chiarezza sul rapporto con Israele. Nel luglio 2025, ancora segretario nazionale, Baradai partecipa a Bruxelles a una conferenza stampa con le principali comunità islamiche europee, nello stesso periodo in cui alcuni imam europei si recano in visita in Israele. Baradai condanna duramente quella visita, definendo gli imam coinvolti “falsi imam” e accusandoli di essere andati a “stringere la mano agli iniziatori del massacro in corso”. Il dialogo interreligioso viene quindi rivendicato pubblicamente da Baradai, mentre un linguaggio di delegittimazione religiosa viene riservato a esponenti musulmani che scelgono una diversa forma di interlocuzione con Israele.
La sua carriera si è sviluppata interamente dentro l’UCOII, l’organizzazione che questa serie ha già ricostruito attraverso i suoi rapporti con Islamic Relief, la FIOE e il finanziamento di Qatar Charity attraverso il fondo Nectar Trust. Questi legami non riguardano Baradai personalmente, ma l’ambiente organizzativo in cui la sua carriera è cresciuta e che oggi guida. La comunità di Piacenza che ha diretto fino alla presidenza nazionale mantiene rapporti diretti con Islamic Relief: il 1° novembre 2025 organizza un “Tour per gli orfani di Gaza” in cui, secondo la locandina dell’evento, è possibile sostenere durante l’iniziativa i progetti di Islamic Relief per gli orfani di Gaza. Non è Baradai ma un presidente precedente, Izzeddin Elzir, ad aver ammesso di aver ricevuto da Qatar Charity almeno trenta milioni di euro per l’organizzazione; Baradai eredita oggi la guida di un’organizzazione costruita anche su quei rapporti.
Il passaggio da Lafram a Baradai non introduce, su questi punti, una rottura. Cambia il volto, cambia la generazione, ma restano la carriera cresciuta interamente dentro l’UCOII, il linguaggio pubblico centrato sul dialogo istituzionale, le posizioni nette su identità di genere e cristianesimo ed ebraismo, la linea di condanna verso chi tra i musulmani sceglie il dialogo diretto con Israele, e la permanenza delle stesse relazioni organizzative — Islamic Relief, la rete europea, i finanziamenti del Golfo — che hanno accompagnato l’UCOII sotto le presidenze precedenti. È in questo, più che in un piano dichiarato, che consiste la continuità: non un’intenzione dimostrabile, ma un’impostazione, un linguaggio e una rete di relazioni che sopravvivono al cambio della persona alla guida.






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