
Cinque organizzazioni islamiche italiane hanno oggi cinque facce diverse.
Guardarle una accanto all’altra mostra quanto spesso, dietro nomi diversi, tornino le stesse persone — e, in alcuni casi, lo stesso denaro.
UCOII è guidata, dal 22 dicembre 2025, da Yassine Baradai, trentanove anni, arrivato alla presidenza dopo due mandati da segretario nazionale.
Prima di lui, la presidenza era di Yassine Lafram, che negli ultimi mesi del proprio mandato ha preso parte alla Sumud Flotilla, la spedizione navale diretta a Gaza contro il blocco israeliano. Ancora prima, Izzeddin Elzir aveva guidato l’organizzazione dopo essere stato portavoce della FIOE, la federazione islamica europea, e aveva ammesso personalmente di aver ricevuto da Qatar Charity almeno trenta milioni di euro per l’UCOII.
Giovani Musulmani d’Italia, il ramo giovanile dell’UCOII, porta tra i suoi fondatori Khalid Chaouki, oggi deputato del Partito Democratico, e Osama al-Saghir, che dopo aver presieduto il movimento italiano è stato eletto in Tunisia con Ennahda, il partito legato alla Fratellanza, diventandone poi portavoce.
Bayan Institute, l’istituto di formazione religiosa vicino Verona, ha come presidente indicato Tareq al-Suwaidan, predicatore kuwaitiano a cui è stata revocata la cittadinanza nel dicembre 2025 per i suoi legami con la Fratellanza. L’istituto riceve finanziamenti diretti dalla International Islamic Charity Organization (IICO), ente benefico con sede in Kuwait: un contributo di questo tipo ha finanziato un seminario religioso a Brescia, nel gennaio 2026.
Alleanza Islamica d’Italia è guidata da Davide Piccardo, figlio di Hamza Roberto Piccardo, il fondatore dell’UCOII nel 1990. Una generazione più tardi, la stessa famiglia guida entrambe le sigle.
Associazione dei Palestinesi in Italia porta il volto di Mohammad Hannoun, arrestato alla fine di dicembre 2025. Secondo la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, che coordina le indagini, la rete guidata da Hannoun aveva raccolto e trasferito ad Hamas circa otto milioni di euro; il 71% di quella cifra risulterebbe raccolto dalle tre associazioni benefiche fondate e gestite dallo stesso Hannoun.
Per lui la deputata Stefania Ascari dei 5stelle, componente della commissione antimafia, organizzava eventi in parlamento.
Dietro queste cinque facciate pubbliche, altri nomi ricorrono in più organizzazioni contemporaneamente.
Ali Abu Shwaima è stato tra i fondatori della FIOE, del Waqf al Islami e della stessa UCOII. Mohamed Ibrahim è presente in tre consigli contemporaneamente: UCOII, Alleanza Islamica d’Italia ed Europe Trust.
Lo stesso Abu Shwaima, il 4 gennaio 2026, ha preso parte a una manifestazione a Milano per chiedere la scarcerazione di Hannoun, definendolo “innocente”.
Cinque sigle, cinque bandiere diverse. A guardare chi le regge in mano, però, si contano molte meno persone di quante ce ne aspetteremmo.






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