
Lo chiamavano Papa Noel — Babbo Natale — per i soldi che distribuiva ai giovani di Molenbeek. Khalid Zerkani, 42 anni, marocchino residente a Bruxelles, non aveva l’aspetto di un generale. Gestiva una banda di ladruncoli che rapinava turisti nel centro della città e usava il ricavato per pagare viaggi in Siria — fino a 4.000 Euro a recluta. Tra il 2012 e il 2014 almeno 60 giovani legati alla sua rete lasciarono il Belgio per unirsi all’ISIS. I giudici belgi lo definirono «il più grande reclutatore di jihadisti del Belgio».
Il suo metodo non era teologico ma sociale. Zerkani individuava ragazzi ai margini, spesso pregiudicati, disoccupati, con uno scarso o nullo background islamico e li integrava in un gruppo che offriva denaro, identità e appartenenza. Operava in clandestinità, al contrario degli altri predicatori radicali belgi che tenevano comizi in strada e avevano siti internet. I suoi reclutati avevano storie di criminalità comune che li rendevano abili a muoversi nell’ombra, per procurarsi documenti falsi o armi attraverso contatti nel mercato nero. Erano gangster, prima ancora che jihadisti.
Tra i suoi reclutati ci furono Abdelhamid Abaaoud, coordinatore degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, e Najim Laachraoui, il costruttore delle bombe di Parigi e Bruxelles. Accanto a loro c’era Fatima Aberkan, soprannominata la «passionara del jihad», madre di tre dei membri della rete, che cucinava per i terroristi più ricercati d’Europa e li nascondeva nella propria casa quando erano in fuga. Una famiglia intera al servizio del Califfato. Zerkani fu arrestato nel 2014 e condannato a dodici anni di carcere ma era ormai tardi.
La rete che aveva costruito era avviata e continuò a colpire anche in sua assenza. Il 22 marzo 2016, i fratelli Ibrahim e Khalid el-Bakraoui, anch’essi cresciuti nell’orbita della sua rete e con una lunga storia di rapine a mano armata, fecero esplodere gli ordigni dell’aeroporto di Zaventem e della stazione di Maelbeek causando 32 morti. La Turchia aveva rimpatriato Ibrahim el-Bakraoui in Belgio mesi prima, avvisando le autorità belghe della sua pericolosità.
Ma il Belgio lo aveva ignorato.






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