
Nel gennaio 1990, quando un gruppo di attivisti si riunì ad Ancona per fondare l’UCOII, l’Italia entrava in un fenomeno che in Europa era già in corso da tre decenni. La rete che oggi chiamiamo “Fratellanza in Occidente” non nacque tutta insieme: si costruì paese per paese, spesso attraverso le stesse persone, gli stessi finanziamenti, gli stessi luoghi.
La Germania arrivò prima di tutti. La IGD, Islamische Gemeinschaft Deutschland, nacque nel 1960, trent’anni prima dell’UCOII. La sua sede storica è il Centro Islamico di Monaco, la stessa moschea di cui abbiamo raccontato nella prima settimana di questa serie: il progetto che Said Ramadan prese in mano alla fine degli anni Cinquanta, con gli ex soldati musulmani della Wehrmacht che l’aveva avviato. La IGD crebbe fino a rivendicare, secondo alcune stime, il controllo di oltre 120 moschee in tutta la Germania. Le agenzie di intelligence dei singoli Länder la definiscono apertamente una diramazione della Fratellanza Musulmana.
A guidarla, fino al 2002, è stato Ali Ghaleb Himmat. Lo stesso Himmat che a Campione d’Italia viveva a pochi passi da Youssef Nada e che con lui aveva fondato, nel 1988, la Al Taqwa Bank. Himmat lasciò la presidenza tedesca nel novembre 2001, esattamente la settimana in cui la polizia svizzera perquisiva la villa di Nada e il suo nome finiva nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell’ONU, come finanziatore del terrorismo. Due paesi, due organizzazioni, lo stesso uomo colpito nello stesso momento.
Gli successe Ibrahim El Zayat, figlio di un imam egiziano emigrato in Germania negli anni Sessanta. El Zayat aveva già guidato l’unione degli studenti musulmani tedeschi e, tra il 1996 e il 2002, la FEMYSO, l’organizzazione giovanile della federazione europea con sede a Bruxelles. Interrogato sui legami della IGD con la Fratellanza, El Zayat ha ammesso pubblicamente: “la IGD ha radici nella Fratellanza Musulmana”.
In Francia il percorso è stato diverso, ma la traiettoria finale la stessa.
L’UOIF, nata negli anni Ottanta come organizzazione giovanile e con poco peso, trovò la sua prima occasione pubblica nel 1989, quando esplose la prima grande polemica francese sul velo islamico nelle scuole. L’UOIF si schierò a favore del diritto di indossarlo, organizzando proteste contro il divieto. Quindici anni dopo, quando la Francia approvò nel 2004 una legge molto più severa sui simboli religiosi a scuola, l’organizzazione scelse la strategia opposta: restò in silenzio, evitando lo scontro diretto con lo Stato per non compromettere la posizione ormai raggiunta nelle istituzioni. Il suo stesso presidente dell’epoca, Lhaj Thami Breze, descrisse questa evoluzione come il passaggio da un’organizzazione di studenti stranieri a un soggetto che punta a farsi riconoscere come rappresentante stabile dei musulmani francesi. Oggi l’organizzazione, ribattezzata Musulmans de France, conta circa 200 moschee di riferimento e oltre 200 associazioni affiliate su tutto il territorio francese.
Nel Regno Unito, la storia comincia più tardi.
Nel 1997 Kamal Helbawy fondò il Muslim Association of Britain, per unire attivisti di origine araba fino ad allora dispersi in gruppi diversi. Tra i suoi dirigenti, Mohammed Sawalha, che IslamOnline ha descritto come membro del comitato politico dell’Organizzazione Internazionale della Fratellanza Musulmana. Ci sono poi Anas al Tikriti, figlio del leader del ramo iracheno del movimento e Azzam Tamimi, già direttore dell’ufficio parlamentare del Fronte di Azione Islamica, la diramazione giordana della Fratellanza. Per i primi anni, il MAB è rimasta un’organizzazione piccola, composta da circa 400 membri, con scarsa presa fuori dalla comunità araba. La svolta arrivò nel 2002, quando il movimento contro la guerra in Iraq andò alla ricerca di alleati capaci di mobilitare la comunità musulmana: il MAB organizzò una manifestazione anti-Israele così partecipata da convincere la coalizione Stop the War a chiedergli di entrare formalmente nella coalizione. A differenza di Germania e Francia, il numero di moschee britanniche legate al movimento non è mai stato reso pubblico.
Tutte queste organizzazioni nazionali, tedesca, francese, britannica, confluiscono nella FIOE, la Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa, con sede a Bruxelles.
Il suo consiglio direttivo ha incluso, negli anni, dirigenti provenienti da tutte queste sigle: Ahmed Jaballah dell’UOIF, Ibrahim El Zayat della IGD, esponenti del MAB. La FIOE stessa, secondo un documento interno, adottò un piano di lavoro ventennale, con l’obiettivo dichiarato di costruire relazioni con i governi e con l’Unione Europea e di ottenere l’ “insediamento” dell’Islam in Occidente attraverso quella che i suoi stessi documenti chiamano “integrazione positiva”: partecipare pienamente alla vita pubblica europea, preservando però un’identità islamica distinta.
Quando l’UCOII nacque ad Ancona, nel gennaio 1990, si inserì dunque in una rete già consolidata di istituzioni dalla Germania alla Francia al Regno Unito; l’ennesimo tassello di un disegno che si stava costruendo, paese dopo paese, in tutto il continente.






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