
Questa settimana raccontiamo da dove arriva il denaro che ha costruito, in Italia, la rete islamica legata alla Fratellanza Musulmana: chi lo manda, chi lo controlla, e cosa compra davvero — non solo edifici, ma il controllo su chi li gestisce.
«The Project», il documento del 1982 raccontato nella prima settimana di questa serie, elencava già gli strumenti concreti del radicamento: banche, case editrici, un’infrastruttura pensata per durare cento anni. Quarant’anni dopo, in Italia, quegli strumenti hanno un nome preciso e un finanziatore identificabile: Qatar Charity, l’ente di beneficenza controllato dall’emiro del Qatar.
Tra il 2014 e oggi, secondo le cifre disponibili, Qatar Charity ha fatto arrivare in Italia tra i 22 e i 30 milioni di euro, attraverso il proprio ufficio britannico, Nectar Trust. L’ex presidente dell’UCOII, Izzeddin Elzir, lo ha ammesso personalmente: “sono soldi del Qatar Charity, che garantisce trasparenza”. Con quei fondi sono state finanziate moschee a Bergamo, Ravenna, Sesto San Giovanni, Roma.
Dietro quel denaro c’è un nome solo: Yusuf al-Qaradawi, la massima autorità spirituale della Fratellanza Musulmana a livello mondiale, residente in Qatar dal 1961, guida religiosa di Hamas. Secondo più fonti indipendenti, le scelte di finanziamento di Qatar Charity corrispondono alla lista di organizzazioni che Qaradawi stesso sostiene. Non è un finanziatore neutro che elargisce fondi a chiunque li chieda: è un canale che porta il segno di chi lo controlla ideologicamente.
Il denaro, in altre parole, non compra solo cemento. Compra chi decide chi entra in una moschea, chi ci predica dentro, chi la controlla per i prossimi decenni. Questa settimana seguiamo quel denaro, un trasferimento alla volta, fino ai luoghi precisi dove ha comprato un pezzo di territorio italiano.






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