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Chi tiene insieme le cinque sigle islamiche in Italia

Cinque organizzazioni islamiche hanno statuti diversi, sedi diverse, pubblici diversi. Messe vicine, mostrano ricorrenti sovrapposizioni

Cinque organizzazioni islamiche italiane hanno statuti diversi, sedi diverse, pubblici diversi. Messe una accanto all’altra, mostrano ricorrenti sovrapposizioni: gli stessi nomi tornano nei consigli direttivi, gli stessi eventi le riuniscono. Si chiamano UCOII, Giovani Musulmani d’Italia, Bayan Institute, Alleanza Islamica d’Italia, Associazione dei Palestinesi in Italia.

L’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, fondata ad Ancona nel 1990, amministra 122 associazioni e circa ottanta moschee in tutto il paese. Nega pubblicamente ogni legame con la Fratellanza Musulmana, pur essendo indicata come la sua principale organizzazione di riferimento in Italia. Il bilancio ufficiale pubblicato sul suo sito per il 2020 dichiarava entrate per poco più di 140.712 euro, una cifra difficilmente compatibile con la scala reale delle sue attività. Il 22 dicembre 2025 la presidenza è passata da Yassine Lafram a Yassine Baradai. Lafram, poco prima di lasciare l’incarico, aveva partecipato alla flotilla Sumud, la spedizione navale diretta a Gaza contro il blocco israeliano, condividendo sui propri profili foto e video della missione, incluso un incontro con il Papa. Baradai, il suo successore, aveva diretto in precedenza la comunicazione di Islamic Relief Italia. Tra i dirigenti storici dell’UCOII figura anche Izzeddin Elzir, ex portavoce della FIOE, la federazione europea legata alla Fratellanza in tutta Europa: ha ammesso personalmente di aver ricevuto da Qatar Charity, attraverso il fondo Nectar Trust, almeno trenta milioni di euro per l’organizzazione, parte di un finanziamento complessivo di cinquanta milioni su quarantacinque progetti in Italia — il più alto ricevuto da un singolo paese europeo. Il denaro ha finanziato la costruzione di moschee a Bergamo e Ravenna e l’ampliamento di centri islamici già esistenti a Roma e Piacenza, con l’approvazione formale del Ministero dell’Interno nell’ambito del Patto Nazionale per un Islam Italiano.

Sui propri canali social, l’UCOII ha accompagnato la guerra a Gaza con una linea esplicita. In un post del giugno 2025 ha paragonato la situazione a Gaza alla strage nazista di Marzabotto, uno dei crimini di guerra più gravi commessi in Italia durante il secondo conflitto mondiale. In un altro post, dell’agosto 2025, ha chiesto formalmente al governo italiano di sospendere gli accordi commerciali con Israele, fermare la vendita e il trasferimento di armi, richiamare l’ambasciatore italiano da Israele ed espellere quello israeliano dall’Italia.

I Giovani Musulmani d’Italia sono nati nel 2001 come braccio giovanile dell’UCOII, sotto il suo pieno patrocinio. Tra i fondatori figurano Khalid Chaouki, oggi deputato del Partito Democratico, e Osama al-Saghir, che dopo aver presieduto il GMI è stato eletto in Tunisia nelle liste di Ennahda, il partito legato alla Fratellanza, diventandone poi portavoce. Il GMI è anche il ramo italiano non ufficiale di FEMYSO, l’organizzazione giovanile paneuropea della federazione, e mantiene legami dichiarati con Islamic Relief. Alla ventiduesima conferenza annuale del movimento, tenutasi a Misano Adriatico tra il 26 e il 29 dicembre 2025, rappresentanti di FEMYSO, UCOII, Islamic Relief, Alleanza Islamica d’Italia e Bayan Institute hanno partecipato insieme a sessioni di formazione e conferenze congiunte.

Il Bayan Institute, già raccontato in un episodio precedente di questa serie, è stato segnalato anche per il suo ruolo nella formazione religiosa. Come presidente è stato indicato Tareq al-Suwaidan, predicatore kuwaitiano a cui è stata revocata la cittadinanza nel dicembre 2025 per i suoi legami con la Fratellanza — anche se, all’inizio del 2026, nessun legame attuale tra al-Suwaidan e l’istituto risulta nelle sue pubblicazioni ufficiali. Un finanziamento diretto è arrivato dalla International Islamic Charity Organization, ente benefico con sede in Kuwait, per una giornata di studio sugli obiettivi della sharia, tenutasi a Brescia il 4 gennaio 2026 e guidata dallo sheikh Amin al-Hamzi.

L’Alleanza Islamica d’Italia, con sede a Milano, è entrata nella lista nera del terrorismo degli Emirati Arabi Uniti nel 2015. Il ricercatore Tommaso Virgili la definisce “il nucleo interno dell’ambiente della Fratellanza in Italia”, e descrive la relazione tra UCOII e AII come quella di “entità sorelle”: le due organizzazioni condividono dirigenti — tra loro Mohamed Ibrahim, presente contemporaneamente nei consigli di UCOII, AII ed Europe Trust, il fondo che finanzia le attività della Fratellanza in Europa — e AII riprende sistematicamente sui propri canali i contenuti pubblicati da UCOII. A guidarla è Davide Piccardo, figlio di Hamza Roberto Piccardo, il fondatore dell’UCOII. Padre e figlio, a distanza di una generazione, restano alla guida delle due organizzazioni. Sul 7 ottobre 2023, Davide Piccardo ha dichiarato: «Che vi piaccia o no, le azioni militari palestinesi contro le forze di occupazione israeliane godono di piena legittimità secondo il diritto internazionale».

L’Associazione dei Palestinesi in Italia occupa, in questa rete, una posizione diversa dalle altre quattro: risulta legata ad Hamas più che organicamente alla Fratellanza Musulmana. È stata fondata a Genova nel 2008 da Mohammad Hannoun. Hannoun, cittadino giordano residente a Genova dal 1983, ha presieduto nel tempo anche altre tre organizzazioni benefiche e un’agenzia di informazione, registrate allo stesso indirizzo dell’API: l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, la Cupola d’Oro, Europeans for Al-Quds e InfoPal. Alla fine di dicembre 2025, nell’ambito dell’operazione “Domino”, la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova ha coordinato l’arresto di nove persone, accusate di aver raccolto complessivamente circa otto milioni di euro, trasferiti ad Hamas attraverso organizzazioni collegate operanti in Israele e a Gaza, con il coinvolgimento di cambiavalute incaricati di ripulire i trasferimenti. Il settantuno per cento di quei fondi risultava raccolto dalle tre associazioni benefiche fondate e gestite da Hannoun. Pochi mesi prima, nell’ottobre 2025, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti lo aveva già indicato come coinvolto nel finanziamento di Hamas nel decennio precedente.

Sui propri canali social, l’API ha promosso più iniziative rivolte contro Israele: inviti a manifestazioni per la scarcerazione di Marwan Barghouti, condannato in Israele per l’omicidio di cinque cittadini israeliani; una campagna per escludere le delegazioni israeliane dalle Olimpiadi Invernali di Milano del 2026; una petizione rivolta al Comune di Milano per cancellare il gemellaggio tra la città e Tel Aviv. I punti di contatto tra API e le altre quattro sigle sono comunque documentati: il 21 novembre 2025 Yassine Lafram ha preso parte a una videochiamata pubblica organizzata dall’API per raccontare la propria esperienza sulla flotilla Sumud; il 4 gennaio 2026 Ali Abu Shwaima — il fondatore del Waqf al Islami — ha partecipato a una manifestazione a Milano per chiedere la scarcerazione di Hannoun, definendolo “innocente” e descrivendo l’obiettivo della guerra a Gaza come quello di “uccidere tutti i suoi abitanti per poi trasformarla in un parco, per fare soldi”.

Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, il 23 febbraio 2023 ha permesso a Hannoun di tenere un evento a Montecitorio, e in più occasioni, insieme all’ex parlamentare Alessandro Di Battista, si è spesa per raccogliere fondi a sostegno delle sue associazioni. Dopo l’arresto di Hannoun, la circostanza ha assunto un rilievo ulteriore: Ascari siede nella Commissione parlamentare Antimafia, l’organismo bicamerale con poteri di indagine su reti finanziarie e flussi di denaro.

Ali Abu Shwaima è stato tra i fondatori della FIOE, del Waqf al Islami e dell’UCOII. Mohamed Ibrahim siede contemporaneamente in UCOII, AII ed Europe Trust. Izzeddin Elzir è passato dal ruolo di portavoce della FIOE alla presidenza dell’UCOII. La famiglia Piccardo attraversa due delle cinque sigle nel giro di una sola generazione.

Dal 7 ottobre 2023 in avanti, tutte e cinque le organizzazioni hanno cambiato tono: dal linguaggio comunitario e religioso a una retorica politica esplicita, con manifestazioni, petizioni e comunicati che hanno accusato ripetutamente Israele di genocidio. A questa retorica si sono affiancati episodi di cooperazione diretta con organizzazioni italiane di delegittimazione di Israele, come BDS Italia e il movimento internazionale GMTG: tra questi, una manifestazione nazionale a Milano nell’aprile 2025, organizzata insieme da UCOII e da sigle dell’estrema sinistra come i CARC, petizioni per il boicottaggio accademico firmate congiuntamente, e la partecipazione della stessa Lafram, insieme alla rappresentante italiana del GMTG, a un’audizione congiunta al Senato sull’organizzazione della flotilla Sumud.

Cinque organizzazioni, cinque pubblici diversi a cui rivolgersi. Le stesse persone, però, tornano nei consigli direttivi, negli eventi, nei finanziamenti che le attraversano.

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