
Era una serata di lunedì nel centro storico di Vienna. Kujtim Fejzulai si trovava a Desider-Friedmann-Platz, una piazza che porta già il peso di un’altra strage: una targa commemorativa, infatti, ricorda che in quello stesso punto, nel 1981, un terrorista palestinese ha ucciso alcuni membri della comunità ebraica austriaca.
Fejzulai ha aperto il fuoco alle 20:00. La prima vittima è caduta ai piedi della Jerusalemstiege, la scalinata che porta verso il quartiere ebraico.
Da lì ha proseguito lungo la Judengasse, sparando indiscriminatamente sulle persone sedute fuori dai bar e assassinando una cameriera. Ha svoltato nella Seitenstettegasse e ha colpito una donna, che sarebbe morta in ospedale poche ore dopo. A Schwedenplatz, Fejzulai ha poi ucciso il proprietario di un ristorante. Solo a quel punto, si è trovato di fronte le forze dell’ordine: ha sparato a un agente ferendolo a una gamba, poi è scappato verso Morzinplatz dove è stato intercettato e ucciso dagli agenti speciali della WEGA a Ruprechtsplatz.
Gli sono bastati appena nove minuti per uccidere quattro persone e ferirne ventidue.
Non appena è stato fermato dalla polizia, gli agenti non lo hanno toccato per ore perché Fejzulai indossava una cintura esplosiva, risultata poi falsa dopo l’intervento degli artificieri. Per tutta la notte, le autorità austriache non hanno potuto escludere che si trattasse di un attacco con più di un attentatore, e i residenti di Vienna sono rimasti per ore nell’incertezza e nel terrore su quanti uomini fossero effettivamente coinvolti.






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