
Il Califfato è caduto nell’ottobre del 2017. Raqqa è stata riconquistata, Mosul era già caduta tre mesi prima. Abu Bakr al-Baghdadi si era ucciso nel 2019, inseguito dai commandos americani in un tunnel nel nord-ovest della Siria, mentre i servizi di sicurezza europei, dopo anni di errori e di sangue, avevano capito come smantellare le cellule jihadiste prima che colpissero.
Sembrava finita.
Sulle ceneri del Califfato in Asia centrale, però, stava già nascendo qualcosa di diverso. Lo Stato Islamico nel Khorasan, noto come ISIS-K, manteneva una catena di comando, una capacità operativa, un radicamento territoriale. Colpiva in Afghanistan, in Pakistan, in Iran. E stava già proiettando la propria minaccia verso l’Europa.
Quel che molti non compreso era che la caduta del Califfato non aveva eliminato la minaccia ma accelerato una trasformazione strategica già in corso. L’ISIS aveva scelto di abbandonare il modello delle cellule coordinate in Europa, troppo costoso da mantenere sotto la pressione dei servizi di sicurezza e di puntare sull’individuo ispirato a distanza: radicalizzato online, armato di quello che aveva, capace di colpire e cogliere di sorpresa le istituzioni e le forze dell’ordine.
La conseguenza è stata che Abdoullakh Anzorov, un diciottenne ceceno cresciuto in Francia, il 16 ottobre 2020 ha decapitato Samuel Paty fuori dalla sua scuola di Conflans-Sainte-Honorine e che il 2 novembre 2020, a Vienna, Kujtim Fejzulai, un ventenne cresciuto in Austria, già condannato per terrorismo e già passato attraverso un programma di deradicalizzazione, ha aperto il fuoco nel centro storico della capitale austriaca causando 4 morti in nove minuti.
Abdoullakh Anzorov si era radicalizzato su Twitter in poche settimane, dopo che una campagna online aveva indicato Paty come nemico dell’Islam. Nessuna cellula, nessun addestramento, nessun finanziamento. Solo un telefono e un messaggio di odio.
Kujtim Fejzulai aveva trovato nel gesto individuale l’unica forma di jihad ancora possibile.
Poi è arrivato il 7 ottobre 2023. Hamas ha invitato 3000 fedayin, i “devoti alla causa”, attraverso la recinzione di sicurezza tra Gaza e Israele. Hanno massacrato 1200 persone nei kibbutz del Neghev e al festival Nova, nella più grande strage di ebrei dalla Shoah. Ed è stato anche il detonatore di una nuova ondata di radicalizzazione in Europa che i servizi di sicurezza stanno ancora cercando di misurare.
Questa settimana vedremo che la guerra non è finita, è solo cambiata.






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