
Nell’aprile 1945, sul fronte del Senio, combatté un esercito che l’Italia ha dimenticato: cinquemila ebrei palestinesi, con la Stella di Davide cucita sulla spalla. Questa è la loro storia. E, in parte, anche la nostra.
1. Una bandiera sul Senio
La primavera, nel 1945, arrivò tardi in Romagna. I giorni erano ancora freddi quando, nella notte tra il 9 e il 10 aprile, un reparto dell’Ottava Armata britannica guadò in silenzio il fiume Senio, nei pressi di un vecchio mulino chiamato Fantaguzzi, a poche centinaia di metri da Cuffiano. Lo fece senza artiglieria, per conservare l’effetto sorpresa.
Erano ebrei della Palestina.
Avevano una bandiera bianca e blu con la Stella di Davide – simile alla futura bandiera di Israele – e combatterono bene, meglio di quanto molti si aspettassero.
Si chiamava Jewish Brigade Group, Brigata Ebraica. La guerra in Europa sarebbe finita di lì a meno di un mese, ma per loro quella battaglia ebbe un peso che travalicò le operazioni militari: mentre passavano il Senio, le camere a gas di Auschwitz avevano appena smesso di funzionare.
2. Una storia poco conosciuta, tutta italiana
La Brigata Ebraica è una storia italiana. Si svolse quasi per intero sul suolo di questo Paese, eppure è rimasta per decenni ai margini della storiografia e del dibattito pubblico. A riportarla all’attenzione, soprattutto negli ultimi anni, è stata la polemica scoppiata intorno alle manifestazioni del 25 aprile, quando alcune comunità ebraiche italiane hanno sfilato con le bandiere della Brigata, suscitando contestazioni da parte di gruppi della sinistra radicale, poiché ritenute fuoriluogo.
Come ha ricostruito Gianluca Fantoni, storico dell’età contemporanea e autore di Storia della Brigata ebraica. Gli ebrei della Palestina che combatterono in Italia nella Seconda guerra mondiale (2022), tale polemica ha spesso prodotto un uso politico della storia, con errori storiografici da entrambe le parti.
Questa serie vuole fare altro. Vuole raccontare i fatti, le persone, i luoghi. Vuole restituire alla Brigata la complessità che merita.
3. Tre fili conduttori
La storia della Brigata Ebraica si dipana lungo tre fili, intrecciati ma distinti.
Il primo è militare e simbolico. Gli ebrei della Palestina avevano chiesto per anni agli inglesi il diritto di combattere come ebrei, sotto una propria bandiera. Lo ottennero nel settembre 1944 — tardi, dopo cinque anni di resistenze e rinvii da parte del War Office e del Colonial Office britannici. Fu Winston Churchill a sbloccare la situazione, imponendo la propria volontà a una burocrazia ostile. Il 28 settembre 1944, davanti alla Camera dei Comuni, Churchill annunciò la formazione della Brigata: era «appropriato», disse, che una forza ebraica speciale fosse «rappresentata in modo distinto» tra le truppe che si preparavano all’offensiva finale. La Brigata combatté sul Lamone, poi sul Senio, poi avanzò verso Imola. Lasciò sul campo cinquantasette caduti e centocinquanta feriti.
Il secondo filo è umano. Chi erano questi soldati? Uomini uniti dall’identità ebraica e dalla volontà di battersi. Tra loro il filosofo Hans Jonas, che sul Senio apprese della morte della madre ad Auschwitz, il soldato polacco Johanan Peltz, che sognava di tornare a casa e trovò macerie. Il brigadiere Ernest Benjamin, canadese, che non parlava ebraico e prendeva lezioni dal rabbino militare.
Soldati reali, con storie reali.
Il terzo filo è politico. Mentre cinquemila ebrei palestinesi chiedevano di combattere con gli Alleati, Haj Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme e principale leader nazionalista arabo di Palestina, si trovava a Berlino, ospite di Hitler e stipendiato profumatamente dal Reich, impegnato nel reclutamento di SS musulmane per il fronte russo ma anche a impedire agli ebrei in fuga della sterminio di raggiungere il Mandato britannico e la salvezza.
4. Struttura della serie
Dal 6 al 25 aprile 2026, in concomitanza con il giorno della Liberazione, Free4future pubblicherà ogni settimana una serie di contenuti dedicati alla Brigata Ebraica: post storici, schede sui protagonisti, episodi narrativi e un podcast. Il materiale si basa sulla storiografia accademica più aggiornata: Gianluca Fantoni, Morris Beckman, Howard Blum, Yoav Gelber considerati tra i massimi esperti del volontariato militare ebraico nella Seconda Guerra Mondiale.
La storia della Brigata tocca luoghi che esistono ancora: le rive del Senio, i ruderi del mulino Fantaguzzi, il cimitero del Commonwealth di Ravenna, dove riposano trentatré soldati della Brigata, le Prealpi bergamasche, dove ottocento bambini orfani della Shoah trovarono rifugio nel dopoguerra, il porto di La Spezia, da cui salpò una nave chiamata Fede.
Una storia italiana che merita di essere raccontata.






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