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Franz Stangl. Anatomia di una fuga

Il caso Stangl mostra che la sottrazione alla giustizia fu il risultato di una strategia chiara: salvare il maggior numero possibile di criminali nazisti

La fuga di Franz Stangl rappresenta uno dei casi più eclatanti di come la combinazione tra reti ecclesiastiche, documenti umanitari e corridoi di fuga italiani rese possibile la sottrazione alla giustizia di responsabili centrali dello sterminio.

Franz Paul Stangl, SS-Hauptsturmführer, era stato comandante dei campi di sterminio di Sobibór e Treblinka. Sotto la sua direzione furono assassinate circa 900.000 persone poi, dopo il crollo del Reich venne arrestato dall’esercito americano, internato a Bad Ischl e poi trasferito nel grande campo per prigionieri di guerra di Glasenbach, nei pressi di Salisburgo.

Il 30 maggio del 1948 evase insieme a un altro ex membro delle SS, Hans Steiner. I due attraversarono il confine montano tra Austria e Italia. Siccome durante la prigionia, Stangl aveva appreso dell’esistenza di una rete cattolica capace di assistere ex militari tedeschi, a Roma entrò in contatto con il vescovo Alois Hudal che gli fornì un titolo di viaggio della Croce Rossa Internazionale. Il documento venne emesso a nome di “Paul Stangl”.

Nella domanda dichiarò di essere nato ad Altmünster, cattolico, sarto di professione e apolide per motivi politici. L’identità fu confermata da documentazione che ne sosteneva la nuova qualifica. Hudal gli procurò un visto d’ingresso per la Siria, dopo qualche tempo però si trasferì in Brasile, dove visse per quasi vent’anni prima di essere individuato da Simon Wiesenthal, il “cacciatore di nazisti”. Nel 1967 venne arrestato in Brasile ed estradato nella Germania Ovest. Nel 1970 fu condannato all’ergastolo per la responsabilità nella morte di centinaia di migliaia di persone. Morì nel carcere di Düsseldorf nel giugno 1971.

Per saperne di più, visita anche la mostra “Gerarchi in fuga. Dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse”, presso il Museo Ebraico di Bologna, dal 25 gennaio al 30 giugno 2026.

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