
Tra la fine del 2016 e l’estate 2017, tre attentati hanno chiuso la stagione più sanguinosa del terrorismo jihadista in Europa. Berlino, Manchester e Barcellona, tre città, tre modalità di attacco diverse ma il medesimo terrore. Quello che li ha accomunati è stata la direzione: verso il lupo solitario e, nel caso spagnolo, verso l’improvvisazione.
1. Berlino, 19 dicembre 2016: il lupo solitario
Anis Amri non era un soldato addestrato in Siria. Era un criminale tunisino con una storia di violenza lunga un decennio, arrivato in Europa come migrante irregolare e radicalizzatosi nelle moschee salafite tedesche. I servizi di intelligence lo conoscevano bene: usava nove identità diverse e aveva dichiarato pubblicamente di voler compiere un attentato. Lo hanno sorvegliato fino a un mese prima che guidasse un camion rubato e piombasse su chi stava visitando il mercatino di Natale di Breitscheidplatz, uccidendo 12 persone.
Berlino mostrò il limite raggiunto dei sistemi antiterrorismo europei. Si potevano smantellare le reti, intercettare le comunicazioni, arrestare i reclutatori ma fermare un uomo che agisce da solo, con un camion rubato, in una piazza pubblica fu impossibile da prevedere.
2. Manchester, 22 maggio 2017: il kamikaze
Salman Abedi era britannico, figlio di rifugiati libici e cresciuto a Manchester. Si era radicalizzato nel 2015 insieme al fratello, guardando video dell’ISIS su internet. Ha costruito la bomba, con cui si è fatto esplodere all’uscita di un concerto di Ariana Grande, da solo. Il suo attentato causò 22 morti e oltre mille feriti. A essere colpite soprattutto giovani ragazze e bambine.
Manchester, dal suo canto, segnò un cambio di bersaglio rispetto agli attentati precedenti. Nel novembre 2015, a Parigi e nel marzo 2016, a Bruxelles i terroristi avevano colpito café, stazioni della metropolitana, aeroporti: in buona sostanza spazi pubblici indifferenziati. A Manchester fu colpito un pubblico per lo più femminile. La scelta non fu casuale: un concerto pop era esattamente il tipo di vita occidentale che l’ISIS dichiarava di voler distruggere. La medesima logica omicida che ha guidato Hamas al festival Nova il 7 ottobre 2023.
3. Barcellona, 17 agosto 2017: l’improvvisazione
La cellula di Ripoll era composta da dieci uomini, nove dei quali nati o cresciuti in Spagna, discendenti di immigrati marocchini e considerati dai vicini e dai colleghi di lavoro giovani perfettamente integrati. Li aveva radicalizzati l’imam Abdelbaki Es Satty, che li incontrava in segreto da oltre un anno. Come hanno ricostruito Fernando Reinares e Carola García-Calvo nel loro studio pubblicato sul CTC Sentinel del gennaio 2018, basato su documenti giudiziari e interviste agli investigatori, la cellula aveva pianificato qualcosa di davvero spaventoso: due furgoni caricati con oltre centoventi chilogrammi di TATP, abbastanza da devastare mezza Barcellona. Ma il 16 agosto 2017, tre giorni prima dell’attacco previsto, la fabbrica di bombe nella casa di Alcanar esplose, uccidendo Es Satty e un altro membro della cellula.
I sopravvissuti cambiarono piano. Il 17 agosto Younes Abouyaaqoub guidò un furgone sulle Ramblas, zigzagando tra la folla per quasi cinquecento metri e causando 13 morti e oltre cento feriti. Poche ore dopo, cinque altri membri della cellula attaccarono con coltelli e asce la località balneare di Cambrils: una donna morì, altri rimasero feriti prima che la polizia uccidesse i cinque attentatori. Abouyaaqoub fuggì ma venne rintracciato quattro giorni dopo in campagna e ucciso dalla polizia mentre indossava una cintura esplosiva falsa, nel tentativo, secondo gli investigatori, di essere abbattuto e raggiungere così il martirio.
4. La fine di una stagione
Dopo Barcellona, in Europa gli attentati coordinati in grande scala si fermarono. La caduta militare del Califfato, con Mosul riconquistata nell’estate 2017 e Raqqa nell’ottobre dello stesso anno, privò l’ISIS del territorio, delle risorse e della capacità logistica necessaria per organizzare operazioni complesse.
Quello che rimase fu però il modello dell’ispirazione a distanza: individui o piccole cellule che agiscono in autonomia, senza contatto diretto con la struttura.
Più difficili da individuare, più difficili da fermare.






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