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Un decennio di infiltrazione

Come hanno mostrato Madrid e Londra, la radicalizzazione è avvenuta direttamente in Europa

Madrid 2004 e Londra 2005 sono state il risultato di un’infiltrazione jihadista in Europa che durava da oltre un decennio, costruita pazientemente attraverso moschee, cellule dormienti, reti di finanziamento e campi di addestramento. Tuttavia, per capire chi premette il grilletto bisogna capire chi aveva seminato il terreno.

  1. La cellula madre: Al Qaeda in Spagna dagli anni ’90

Nel 1994 Al Qaeda stabilì una cellula operativa in Spagna. A guidarla Imad Eddin Barakat Yarkas, noto come Abu Dahdah, siriano residente a Madrid. Come ha ricostruito il politologo spagnolo Fernando Reinares nel suo studio Al-Qaeda’s Revenge: The 2004 Madrid Train Bombings (Columbia University Press, 2017) — basato sui 93.226 pagine del fascicolo processuale — la cellula di Abu Dahdah era connessa direttamente a quella di Amburgo guidata da Mohammed Atta, uno dei futuri attentatori delle Torri Gemelli di New York. Abu Dahdah compì una ventina di viaggi tra Madrid e Londra per consegnare fondi ad Abu Qatada, il predicatore giordano che fungeva da riferimento ideologico di Al Qaeda in Europa. Finanziò viaggi di reclutati spagnoli verso campi di addestramento in Bosnia, Indonesia e Afghanistan. Raccolse denaro nelle moschee dei quartieri di immigrati di Madrid, invocando i conflitti in Bosnia e Cecenia come cause di solidarietà islamica.

Nel novembre 2001, poche settimane dopo l’attentato dell’11 settembre, la polizia spagnola smantellò la cellula nell’Operazione Dátil. Abu Dahdah fu arrestato e la cellula sembrò neutralizzata.

  1. Madrid: genesi di un attentato

 Lo smantellamento della cellula di Abu Dahdah non estinse la rete ma la trasformò. Amer Azizi, marocchino già membro della cellula sventata, fuggì in Pakistan e raggiunse il quartier generale centrale di Al Qaeda. Lì decise di colpire la Spagna per vendetta. Ottenne l’approvazione della leadership dell’organizzazione terroristica e tornò a mobilitare i sopravvissuti della rete spagnola.

La rete che l’11 marzo 2004 fece esplodere dieci bombe sui treni di Madrid fu il risultato di due anni di lavoro metodico, iniziato nel marzo 2002 e completato nell’estate del 2003, condotto da circa 25 persone che si erano conosciute nei luoghi più disparati di Madrid. Un quinto dei membri aveva almeno un parente all’interno della rete stessa come i fratelli Oulad Akcha e i cugini Ahmidan. I legami di sangue e di quartiere costituivano la struttura portante dell’organizzazione.

La cellula che eseguì gli attentati dell’11 marzo 2004 fu il prodotto della convergenza di tre componenti distinte: la prima era formata dai sopravvissuti della cellula di Abu Dahdah, tra cui Serhane ben Abdelmajid Fakhet, noto come «il Tunisino» e divenuto leader operativo della rete, e Jamal Zougam, proprietario di un negozio di telefoni cellulari a Lavapiés. La seconda era legata al Gruppo Islamico Combattente Marocchino, attivo in Francia e Belgio oltre che in Spagna. La terza era un gruppo di ex delinquenti comuni specializzati nel traffico di droga e veicoli rubati. Non erano ideologi: erano operativi incaricati di procurare materiali, documenti falsi e logistica.

Il budget totale stimato per l’attentato fu di circa 105.000 Euro, ma al momento dell’attacco la rete disponeva comunque di circa un milione e mezzo di Euro in riserva. Il denaro proveniva soprattutto dal traffico di droga gestito da Jamal Ahmidan e dalla sua banda, oltre che da prelievi bancari effettuati dai membri della rete nei mesi precedenti agli attentati. Gli esplosivi non furono acquistati sul mercato nero internazionale ma ottenuti in cambio di stupefacenti. Attraverso una catena di intermediari collegati al carcere di Villabona, la rete riuscì a procurarsi la dinamite Goma-2 Eco da una cava nelle Asturie.

Il 29 febbraio 2004 Jamal Ahmidan, Mohamed Oulad Akcha e Abdenabi Kounjaa raggiunsero la cava di Tineo, nelle Asturie, caricarono l’esplosivo su un’auto con targhe false e partirono verso Madrid. Durante il viaggio furono fermati dalla Guardia Civil, per via delle targhe. Ahmidan mostrò documenti contraffatti, pagò una multa a causa delle targhe e poté proseguire. Si tratta di un fatto sorprendente: in Spagna l’apposizione di targhe false costituisce reato penale. Com’è possibile che Ahmidan e i suoi se la cavarono con una semplice multa? Purtroppo, non si potrà mai sapere. Quello che è certo è che a proposito di questo episodio, la commissione parlamentare spagnola che si espresse sul caso, sottolineò che se fossero stati fermati come vuole la legge, forse si sarebbe evitata una tragedia.

L’esplosivo, poi, venne trasportato in una proprietà rurale a Morata de Tajuña, dove il nucleo operativo aveva già allestito un laboratorio clandestino.

Nei primi mesi del 2004, il nucleo operativo cominciò ad assemblare gli ordigni. Ogni bomba, che conteneva almeno dieci chilogrammi di dinamite e circa 650 grammi di schegge metalliche, fu nascosta in zaini e borse comuni. I detonatori erano telefoni cellulari prepagati Mitsubishi Trium modificati come un timer, secondo una tecnica già utilizzata negli attentati di Bali del 2002 e appresa nei campi di addestramento di Al Qaeda in Afghanistan. Le schede telefoniche provenivano proprio dal negozio di Jamal Zougam.

La mattina dell’11 marzo 2004 i membri del nucleo operativo salirono sui treni della linea Guadalajara-Madrid con gli zaini carichi di esplosivo. Depositarono le bombe nelle carrozze, attivarono i timer e scesero alle fermate successive. Alle 7:37 esplose la prima bomba sul treno 21431. Alle 7:41 erano già esplose tutte e dieci. Tre delle tredici bombe piazzate non detonarono: una venne trovata integra alla stazione di El Pozo e fornì agli investigatori la prova decisiva, perché la scheda telefonica ricondusse direttamente al negozio di Zougam.
Due giorni dopo, il 13 marzo, fu arrestato.

Il 3 aprile 2004, la polizia localizzò i sette terroristi in un appartamento di Leganés, non distante da Madrid. Quando il Gruppo Speciale di Operazioni circondò l’edificio, i sette fecero esplodere l’appartamento, uccidendosi. Morì anche uno degli agenti del gruppo speciale. Tra le macerie furono trovati denaro contante, armi, esplosivo sufficiente per nuovi attacchi, un elenco di obiettivi — tra cui una scuola britannica e un centro della comunità ebraica — e il testamento manoscritto in arabo di Serhane ben Abdelmajid Fakhet. C’era anche un foglio con il disegno delle Torri Gemelle e una poesia che celebrava il numero delle vittime del World Trade Center.

Come aveva mostrato Madrid, la radicalizzazione non avveniva solo nei campi di addestramento in Afghanistan ma anche in Europa, nelle moschee, nelle prigioni, nelle abitazioni private. Il 9/11 Commission Report aveva già documentato come la cellula di Amburgo si fosse formata attorno a legami di amicizia e frequentazione della stessa moschea. In Gran Bretagna lo schema fu identico: uomini che si conoscevano, che si erano radicalizzati insieme, trovarono nella dottrina jihadista una risposta a un senso di esclusione e di identità incompiuta.

  1. Le connessioni europee e il fallimento dell’intelligence

 Ciò che accomuna Madrid e Londra è la rete sottostante che nessun servizio di intelligence europeo riuscì a leggere nella sua interezza. La moschea Al-Quds di Amburgo, frequentata da Mohammed Atta e dai suoi complici, era la stessa in cui aveva predicato Mohamed Fizazi, uno degli imam che aveva ispirato parte della rete dell’11-M, sigla con cui si identificano gli attentati della capitale spagnola. Jamal Zougam, uno degli attentatori di Madrid, era già noto alla polizia e ai servizi segreti francesi per i suoi contatti con i jihadisti europei. Le connessioni erano evidenti, quello che mancò fu la capacità di leggerle in modo coordinato tra paesi diversi.

  1. Cosa cambiò dopo Madrid e Londra

 Madrid e Londra produssero risposte legislative e operative significative. In Spagna il processo dell’11-M — ventinove imputati e ventiquattro condanne — divenne il più grande processo per terrorismo della storia spagnola e un modello di risposta giudiziaria. Da parte sua, il Regno Unito varò il Terrorism Act 2006, che estese i reati di preparazione e apologia del terrorismo. A livello europeo, il Consiglio dell’Unione Europea nel 2008 adottò procedure mirate a contrastare il terrorismo e a rafforzare gli obblighi di cooperazione tra i servizi di intelligence degli stati membri.

Misure necessarie ma che, purtroppo, furono tardive perché mentre l’Europa costruiva le proprie difese contro Al Qaeda, in Iraq stava già nascendo qualcosa di radicalmente diverso, più ricco, più territoriale, più spietato.
Qualcosa che avrebbe reso Madrid e Londra, in retrospettiva, solo le prove generali del terrore.

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