
L’attentato di Madrid dell’11 marzo 2004 non è stato il gesto improvviso di fanatici isolati ma il risultato di una rete jihadista costruita nel tempo, nata tra moschee, appartamenti privati, prigioni e traffici criminali. Una struttura composta da circa 25 persone che, tra il 2002 e il 2004, ha ordito uno dei peggiori attacchi terroristici della storia europea contemporanea.
La rete era divisa in tre componenti. La prima raccoglieva i sopravvissuti della cellula di Al Qaeda smantellata in Spagna nel 2001, guidata anni prima da Abu Dahdah. Tra loro c’era Serhane ben Abdelmajid Fakhet, “il Tunisino”, destinato a diventare il leader operativo dell’attacco. Sopra di lui agiva Amer Azizi, rifugiato in Pakistan e collegato direttamente ad Al Qaeda. La seconda componente era legata al Gruppo Islamico Combattente Marocchino. La terza era composta da delinquenti comuni specializzati in droga e auto rubate: servivano per finanziare e organizzare la logistica.
Gli esplosivi non erano stati acquistati sul mercato nero internazionale ma scambiati con droga attraverso una rete criminale che aveva portato i terroristi fino a una cava nelle Asturie, dove erano riusciti a ottenere dinamite Goma-2 Eco. L’esplosivo ha, poi, raggiunto Madrid pochi giorni prima dell’attacco, nascosto su un’auto con targhe false.
Le bombe sono poi state assemblate in un appartamento: dinamite, schegge metalliche e detonatori costruiti usando cellulari prepagati, con schede SIM del negozio di telefonia di Jamal Zougam, membro della rete.
Alle 7:37 dell’11 marzo 2004 dieci bombe sono esplose sui treni pendolari diretti ad Atocha. In quattro minuti hano provocato una totale carneficina. Grazie a una delle tre bombe che non sono esplose, ritrovata intatta a El Pozo, gli investigatori sono potuti risalire direttamente a Zougam per via delle schede SIM.
Due settimane dopo, il 3 aprile, i sette terroristi si sono barricati in un appartamento a Leganés. Quando la polizia ha circondato l’edificio, si sono fatti esplodere. Tra le macerie sono stati trovati esplosivi, armi e un testamento in arabo, con un disegno delle Torri Gemelle accompagnato da una poesia che celebrava gli attentati dell’11 settembre.






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