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Silenced No More

430 testimonianze. 1.800 ore di materiale visivo analizzato secondo gli standard internazionali di documentazione dei crimini di guerra

“Silenced No More” è il titolo del report pubblicato oggi martedì 12 maggio dalla Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children. Trecento pagine. Due anni di indagine condotta da giuristi, ricercatori, medici legali e psichiatri forensi. 430 testimonianze. 1.800 ore di materiale visivo analizzato secondo gli standard internazionali di documentazione dei crimini di guerra. Nei prossimi giorni dedicheremo un articolo a ciascuno dei tredici crimini documentati. Uno al giorno. Il report conclude che la violenza sessuale commessa da Hamas il 7 ottobre 2023 e durante la cattività degli ostaggi non era incidentale. Era sistematica, deliberata, embedded nell’architettura stessa dell’attacco. I ricercatori hanno identificato tredici forme di violenza ricorrenti, documentate in più luoghi con le stesse modalità:

  • 1. Stupro, stupro di gruppo e altre forme di violenza sessuale
  • 2. Tortura sessuale, incluse bruciature intenzionali e mutilazioni
  • 3. Spari deliberati alla testa, al viso e all’area genitale
  • 4. Uccisione ed esecuzione in concomitanza con la violenza sessuale
  • 5. Abuso sessuale postmortem, umiliazione e profanazione dei corpi
  • 6. Nudità forzata ed esposizione
  • 7. Ammanettamento, legatura e contenzione
  • 8. Esibizione pubblica e parata di donne e bambini
  • 9. Rapimento di madri con i bambini
  • 10. Violenza sessuale commessa in presenza o prossimità di familiari
  • 11. Riprese e diffusione digitale della violenza, incluso l’uso dei profili social delle vittime
  • 12. Minacce di matrimonio forzato
  • 13. Stupro e violenza sessuale contro uomini e ragazzi

Tra i concetti introdotti dal report c’è il kinocide — definito dalla fondatrice Dr. Cochav Elkayam-Levy come la tortura sistematica delle famiglie come unità: i terroristi entravano nelle case, prendevano i telefoni delle vittime e trasmettevano in diretta la loro tortura ai familiari. Un crimine che non aveva ancora un nome, pur essendo già stato documentato in altri contesti — dallo Stato Islamico contro gli Yazidi in Iraq e Siria. Il report nasce anche come risposta a qualcosa che non dovrebbe esistere: la negazione. La filosofa Judith Butler, una delle voci più ascoltate del femminismo accademico internazionale, aveva dichiarato: «Non sono sicura, non ho visto le prove degli stupri.» Elkayam-Levy risponde con due anni di documentazione: «Quando mai una vittima di stupro viene messa in discussione in questo modo da una studiosa femminista?» Quasi tre anni dopo, chi ha negato gli stupri e le violenze del terrorismo sterminazionista ha ancora una cattedra, un microfono, va in televisione, ha followers. Questo report ristabilisce la verità e smaschera le menzogne.

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