
Il secondo pattern documentato non riguarda solo la violenza sessuale come atto, ma la sua trasformazione in uno spettacolo deliberato di distruzione del corpo umano.
I terroristi hanno utilizzato la “tortura sessuale” — definita come l’inflizione intenzionale di sofferenze estreme attraverso la violenza sessualizzata — per massimizzare il dolore e il terrore non solo sulle vittime, ma sull’intero tessuto sociale.
La testimonianza di Eran Masas
Soccorritore arrivato al sito del festival Nova, ha descritto scenari che superano la comprensione umana. Ha riferito di aver trovato corpi bruciati con taniche di diesel disposte con precisione accanto ad essi e scheletri carbonizzati in posizioni di supplica, “fissati” dal fuoco in atti di estrema agonia.
Il report evidenzia un caso di particolare depravazione, che Masas definisce come una scena “ingegnerizzata”: il corpo di un uomo con i genitali amputati e quello di una donna posizionato in modo che la sua mano reggesse i resti dell’uomo.
Per la Commissione, questa non è stata violenza incidentale, ma una “patologia” sistematica volta alla massima umiliazione post-mortem.
Masas ricorda con strazio il momento in cui ha trovato la prima vittima nuda: «Le ho chiesto il permesso di vestirla… la guardavo come un padre guarda la propria figlia».
Mutilazioni sistematiche e oggetti estranei
Le analisi forensi e le testimonianze dei medici legali confermano una vera e propria fissazione degli aggressori sugli organi genitali di uomini e donne. Sono state documentate sistematicamente:
Mutilazioni e amputazioni di seni e organi sessuali maschili e femminili.
Inserimento di oggetti estranei: i soccorritori hanno rinvenuto corpi con chiodi conficcati nell’addome e oggetti come lattine di alluminio, granate, chiodi o strumenti domestici inseriti nelle zone vaginali.
Bruciature mirate: i patologi hanno identificato “bruciature precise” e localizzate quasi esclusivamente nell’area inguinale, suggerendo l’uso di acceleranti per dare fuoco ai genitali delle vittime mentre erano ancora in vita o subito dopo la morte.
La logica della tortura post-mortem
Un volontario addetto al recupero dei resti ha spiegato che molte vittime sono state bruciate dopo essere state uccise, spesso mentre erano ancora legate l’una all’altra.
Questa pratica, insieme alla profanazione dei corpi, conferma che Hamas non è venuta solo per uccidere, ma per torturare la memoria e la dignità dei defunti.
Questi atti, conclude il report, non sono stati “eccessi” individuali, ma componenti strutturali di una strategia di guerra che utilizza il corpo umano come un campo di battaglia per il terrore.
Domani: il terzo crimine documentato — spari deliberati alla testa, al viso e all’area genitale.
Fonte: Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas, “Silenced No More”-






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