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Il nazismo diventa arabo

Le trasmissioni cominciavano quando in Medio Oriente era sera e iniziavano con una musica araba tradizionale per creare un’atmosfera familiare

Hajj Amin al-Husseini, rifugiato a Berlino dal 1941, divenne il protagonista principale della guerra della propaganda in arabo, costruendo un apparato di comunicazione che avrebbe lasciato conseguenze durature ben oltre la fine del conflitto mondiale.

Radio Zeesen si trovava vicino a Berlino, costruita negli anni Trenta come centro di propaganda internazionale del Reich e da cui partivano trasmissioni in decine di lingue.
In quegli anni, al-Husseini assunse la direzione dei contenuti in lingua araba, sia scrivendo personalmente i discorsi che poi trasmetteva, sia supervisionando gli altri speaker arabi. Le trasmissioni cominciavano nel tardo pomeriggio, quando in Medio Oriente era sera, duravano un’ora o due ed erano introdotte da una musica araba tradizionale, per creare un’atmosfera familiare prima di passare alle notizie manipolate e agli attacchi sistematici contro gli ebrei.

Il  linguaggio era esplicito e diretto, con punti fermi ripetuti continuamente: gli ebrei erano il nemico dell’umanità, gli ebrei controllavano banche, governi e media e gli ebrei avevano scatenato la guerra mondiale per distruggere la Germania e soggiogare i popoli.

Al-Husseini citava i Protocolli dei Savi di Sion come confessione firmata dagli ebrei stessi delle proprie mire e islamizzò il messaggio antisemita europeo per renderlo comprensibile al pubblico musulmano. Per farlo, si servì dei versetti del Corano e degli Hadith che parlavano delle tribù ebraiche di Medina che avevano conbattuto contro il Profeta Maometto, di episodi della storia islamica in cui gli ebrei erano stati puniti per la loro perfidia e presentò la lotta contro gli ebrei più come un dovere religioso musulmano risalente ai tempi del Profeta, che come una questione politica europea.

Radio Zeesen raggiungeva milioni di ascoltatori in tutto il Medio Oriente, dall’ Egitto all’Iraq, compresi i territori dei Mandati britannico e francese. Le  persone si riunivano per ascoltare la voce del Muftì che parlava da Berlino, riconoscendo in lui un simbolo di resistenza e dignità: l’uomo che aveva sfidato gli inglesi, viveva nella capitale del Reich, parlava con Hitler e prometteva la liberazione del mondo arabo dal colonialismo e dagli ebrei.

Insieme a Radio Zeesen, un altro megafono della propaganda antisemita in arabo fu l’italiania Radio Bari, in quanto la città pugliese era il punto più vicino al Medio Oriente. Gestita dal Ministero della Cultura Popolare, dal Ministero degli Esteri e dai servizi di intelligence, nei primi anni Radio Bari seguì un approccio più cauto e diplomatico rispetto a Radio Zeesen, limitandosi ad attaccare il sionismo e denunciando il complotto ebraico. Il registro cambiò quando al-Husseini arrivò in Europa nel ’41 e l’alleanza tra l’Asse e il Muftì divenne ufficiale: Radio Bari diventò più aggressiva ed esplicita, coordinandosi con Radio Zeesen in un martellamento propagandistico costante. I contenuti erano sempre prodotti da al-Hussein che,  pur vivendo a Berlino, mandava alla stazione italiana i materiali e suggeriva i temi da trattare.

Un doppio megafono radiofonico di propaganda che martellò per mesi, con slogan ben precisi: gli ebrei erano il nemico, le potenze l’Asse i veri alleati e la liberazione del mondo arabo poteva avvenire solo attraverso la distruzione del sionismo. In questo modo, si diffuse capillarmente l’idea che gli ebrei fossero un problema globale e che la lotta antigiudaica fosse una causa sacra da portare a termine con qualsiasi mezzo.

La propaganda dell’Asse includeva anche pubblicazioni stampate, opuscoli e libri, prodotti a Berlino e inviati in Medio Oriente attraverso reti clandestine sottoposte alla supervisione di al-Husseini. Il Gran Muftì, per altro, fu anche redattore di articoli per i giornali arabi finanziati dalla Germania o dall’Italia, patrocinò la pubblicazione delle edizioni in arabo dei Protocolli dei Savi di Sion e fece da traduttore per i discorsi di Hitler, di Goebbels e degli altri gerarchi nazisti.

Dal suo canto, la Germania nazista produsse materiale propagandistico da distribuire in Medio Oriente, insieme a pellicole che attaccavano gli ebrei, presentati come parassiti, cospiratori e nemici dell’umanità. Uno di questi fu Der Ewige Jude (L’Ebreo Errante) del 1940, tradotto in lingua araba e proiettato nei cinema di Baghdad, del Cairo e di Damasco, contribuendo ad alimentare quell’antisemitismo che sarebbe sopravvissuto alla guerra.

Al-Husseini operò, dunque, come l’ideologo e l’architetto culturale che plasmò un corpus di idee, testi e immagini destinato a superare l’esito della Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta delle potenze dell’Asse.

Radio Zeesen cessò di esistere nell’aprile del 1945, ma la sua eredità è rimasta viva più che mai. Da Sawt al-Arab (La Voce degli Arabi), voluta da Nasser, fino ad Al-Jazeera, ancora oggi molte emittenti islamiste utilizzano il linguaggio della propaganda plasmato da al-Husseini, nonché i suoi temi principali: la teoria del complotto ebraico mondiale, la presentazione degli ebrei come nemici ontologici dell’Islam, l’uso di versetti coranici decontestualizzati per giustificare l’odio, nonché la fusione tra politica e religione e tra nazionalismo e fondamentalismo.

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