
Anche nel Mediterraneo orientale del dopoguerra, venne creato un sistema di campi di internamento, la cui narrazione storica e conoscenza rimangono spesso ai margini della memoria pubblica. Si trovavano sull’isola di Cipro, erano gestiti dalle autorità britanniche e qui vi furono internati decine di migliaia di ebrei sopravvissuti alla Shoah. Questi campi nacquero per una precisa continuità politica che attraversò il periodo bellico e anche quello successivo.
Tra l’agosto del 1946 e il gennaio del 1949, oltre 53.000 ebrei vennero internati nei dodici campi di internamento di Cipro, circondati da filo spinato e sorvegliati da militari. Non si trattava di prigionieri di guerra, né di detenuti comuni. Erano persone sopravvissute miracolosamente allo sterminio nazista, intercettati mentre tentavano di raggiungere la Palestina mandataria e trattenuti in una condizione giuridica sospesa, che prolungò l’esperienza dell’internamento anche dopo la fine del conflitto.
La fine della guerra e la continuità delle politiche
Alla fine del 1945, l’Europa celebrò la sconfitta del nazismo e l’inizio della ricostruzione. Sul piano amministrativo, tuttavia, molte delle politiche in vigore prima della guerra restarono operative. La gestione dell’immigrazione ebraica verso la Palestina mandataria continuò a essere regolata dal Libro Bianco del 1939, un documento che, come abbiamo più volte ribadito, limitava drasticamente l’ingresso degli ebrei in quel territorio.
Il Libro Bianco stabiliva un tetto massimo di 75.000 ingressi in cinque anni, con ogni ulteriore immigrazione subordinata al consenso arabo. Alla fine della guerra, Londra accettò di rilasciare 1.500 certificati al mese, una quota del tutto insufficiente rispetto alle decine di migliaia di ebrei sopravvissuti alla Shoah che volevano ricostruirsi una vita fuori dall’Europa genocida.
Exodus: l’opinione pubblica si incendia
La vicenda della nave Exodus rappresenta un punto di svolta nella percezione pubblica di questa politica. La nave salpò nel luglio del 1947 con oltre 4500 passeggeri, tra cui moltissimi bambini e adolescenti, la maggior parte orfani. Venne intercettata dalla marina britannica al largo di Haifa, abbordata con la forza e infine rimorchiata nel porto della città.
La decisione britannica di deportare i sopravvissuti prima in Francia e poi in Germania provocò un’ondata di indignazione internazionale. Giornalisti e osservatori parlarono apertamente di crudeltà e di continuità simbolica con le pratiche naziste. Il problema non era più solo amministrativo: divenne politico e mediatico. Nel 1946 una potenza Alleata riportava in campi di concentramento in Germania sopravvissuti alla Shoah.
Cipro come soluzione sistematica
I campi di internamento di Cipro erano già operativi prima della vicenda della Exodus, ma fu proprio il clamore mediatico suscitato nel 1947 dal ritorno forzato dei sopravvissuti in Europa a rendere politicamente insostenibile quella pratica, trasformando Cipro nella soluzione per contenere l’immigrazione ebraica.
Da quel momento, gli immigrati intercettati non vennero più rispediti in Europa, ma trasferiti nei campi ciprioti. Cipro diventa il luogo in cui la politica di contenimento assume una forma stabile: dodici campi, distribuiti tra Caraolos, nei pressi di Famagosta, e Dekhelia, vicino a Larnaca, entrambi già utilizzati in passato per la detenzione militare.
Vivere dietro il filo spinato
Le condizioni di vita erano difficili: tende e baracche, caldo estremo, carenze igieniche, assistenza sanitaria limitata. L’internamento a Cipro non fu una misura temporanea. Durò anni. Anche dopo la proclamazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948, migliaia di ebrei restarono comunque rinchiusi nei campi.
Al momento della nascita di Israele, circa 28.000 internati si trovavano ancora a Cipro. I rilasci cominciarono, ma lentamente, al ritmo di 1.500 persone al mese. Solo tra gennaio e febbraio 1949 gli inglesi liberarono gli ultimi 10.200 internati, in gran parte uomini in età militare. Con la loro partenza, il sistema dei campi viene definitivamente smantellato.






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