
Nel 1945 la Gran Bretagna è tra le nazioni che hanno sconfitto il nazismo. È una potenza vincitrice, centrale nella definizione del nuovo ordine europeo e mediterraneo. Ma fu anche l’autorità che decise di internare di nuovo migliaia di ebrei sopravvissuti allo sterminio per la ragion di stato.
Si tende a pensare che l’internamento degli ebrei, prima nei ghetti e poi nei campi, sia stato esclusivamente un prodotto nazista e spesso, coscientemente o meno, si omette dalle pagine della Seconda Guerra Mondiale che anche i britannici, sebbene con altre motivazioni, hanno agito allo stesso modo.
Attenzione, però. L’onestà intellettuale e il rigore storico impongono di specificare che i campi di internamento britannici non furono costruiti come luoghi di sterminio, quella fu un’esclusiva tutta nazista.
Tuttavia, in questi campi, che fossero nella Palestina mandataria, alle Mauritius o a Cipro, la vita fu tutt’altro che facile. I campi di internamento britannici furono l’ennesima gabbia messa intorno agli ebrei scampati alla Shoah – anche perché la maggior parte di loro era già passata per i DP camps. La marina britannica intercettò i sopravvissuti. Li arrestò e li recluse per la sola colpa di aver tentato di raggiungere la Palestina mandataria, in nome di una politica che, anche dopo il 1945, continuò a trattare l’immigrazione ebraica come un problema da contenere.
Il Libro Bianco del 1939, concepito per mantenere la pace nel mandato e, soprattutto, per rabbonire la popolazione araba locale, restò il quadro di riferimento anche dopo la guerra. Le sue restrizioni all’immigrazione ebraica non vennero sospese in nome dell’immane emergenza umanitaria. Al contrario, vennero applicate con ancora più rigore.
E così, mentre nei campi per displaced persons in Europa prendeva forma una nuova rinascita ebraica da parte del She’erit hapletah, la Palestina mandataria rimaneva, ancora una volta, un miraggio. Il desiderio degli ebrei di raggiungere l’Yishuv, il nucleo ebraico che era fiorito negli ultimi decenni nella Palestina mandataria, con città e organismi già consolidati, venne stroncato a causa di motivazioni di ordine pubblico, che annullarono la coscienza di fronte a una moltitudine di persone scampate miracolosamente a un genocidio. La priorità restò la stabilità del Mandato.
In questo quadro, la vicenda della nave Exodus rappresentò un caso eclatante che esacerbò ancora di più la politica di contenimento britannica contro i profughi ebrei. La nave, che trasportava 4525 profughi, sebbene ne potesse caricare solo 400, venne intercettata e abbordata dalla marina britannica. I suoi “passeggeri”, tra i quali oltre 1600 minori, la maggior parte orfani e parecchie donne incinte, furono arrestati e riprenditi in Europa. Qui, gli stessi inglesi da Amburgo li portarono in due campi di concentramento di Lubecca.
Di nuovo reclusi. Di nuovo in Germania.
All’epoca, i campi di internamento di Cipro erano già operativi. Tuttavia, fu proprio il clamore mediatico suscitato dalla Exodus che, infiammando l’opinione pubblica, spinse gli inglesi a non deportare più gli ebrei in Europa ma a imprigionarli a Cipro, dentro a dodici campi, in 50 mila nel corso di tre anni, circondati dal filo spinato, sotto stretta sorveglianza militare. Per non parlare della beffa finale. Anche dopo la fondazione dello stato di Israele, nel maggio del 1948, l’amministrazione britannica non liberò tutti i prigionieri in una volta sola. Gli ultimi profughi lasciarono l’isola tra il gennaio e il febbraio del 1949, quasi un anno dopo.
La guerra era finita, la Gran Bretagna si era ritirata come potenza mandataria eppure prolungò l’incubo dell’internamento e della privazione della libertà a migliaia di ebrei.
L’opposizione britannica ai profughi ebrei in viaggio verso la Palestina mandataria è un dato che troppo spesso viene ignorato dai libri di Storia e, di riflesso, dalla memoria pubblica. E ancora una volta, si palesa la ragione per cui un progetto come “Riprendiamoci la memoria” è importante: ricostruire la consapevolezza che la liberazione dei campi di sterminio nazisti non ha coinciso con una liberazione vera, nè tantomeno con la fine delle persecuzioni antisemite.






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