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Salvare gli ebrei, dagli inglesi

In meno di quarantotto ore, i mille rifugiati furono trasportati attraverso il confine fino al campo di transito di Pontebba, finalmente in Italia

Estate 1945. La Brigata Ebraica stazionava al Tarvisio da alcune settimane. Israel Carmi, uno degli ufficiali dell’Haganah inquadrati nella Brigata, era stato incaricato di coordinare le operazioni di trasferimento nei campi di transito di Pontebba e Valbruna dei sopravvissuti ebrei che avevano cominciato a riversarsi in Italia dall’Austria. Da lì, i rifugiati proseguivano poi verso Milano, Bergamo, Roma e i porti del sud. Il sistema funzionò grazie a una rete di accordi informali, a documenti falsificati e a camion militari britannici impiegati con i più disparati escamotage, ma anche per merito della grande umanità di un colonnello russo di stanza a Graz, a sua volta ebreo, che chiuse non uno ma due occhi sul carico dei camion della Brigata che muovevano verso il confine italiano.

Tra questi innumerevoli ebrei scampati al genocidio, circa mille erano stati sistemati in un albergo della città austriaca, in attesa del momento giusto per attraversare il confine a loro volta. Sfortunatamente, però, il capitano Yochanan Peltz, lo stesso che aveva guidato l’assalto alla Giorgetta di cui abbiamo parlato la settimana scorsa, e che si trovava nei pressi del comando di zona, apprese una notizia a dir poco tragica: i russi avrebbero ceduto il controllo di Graz ai britannici alla mezzanotte del giorno successivo. Con quel “cambio della guardia”, ogni varco sarebbe stato blindato e le unità della polizia di sicurezza militare britannica avrebbero di sicuro presidiato le strade. In quelle condizioni, portare in salvo mille persone attraverso la frontiera italo austriaca sarebbe stato pressoché impossibile.

Peltz riferì tutto a Carmi che si mise subito all’opera.

Il problema immediato erano i camion. La formazione segreta dei trasporti sionisti inquadrata nella Brigata aveva a disposizione solo una dozzina di Dodge, troppo pochi per trarre in salvo mille persone. Carmi dovette trovare altri mezzi e, nel frattempo, ottenere documenti di copertura credibili, senza contare il problema principale: come poteva far passare il confine a una colonna di mezzi senza destare sospetti? 

È stato lo stesso Carmi in un’intervista a raccontare i contorni di quel salvataggio; un’operazione successivamente descritta da Shlomo Shamir, comandante degli ufficiali dell’Haganah nella Brigata, come «la più grande operazione mai compiuta, degna di nota non solo per la portata ma anche per l’alto grado di rischio.»

Per prima cosa, gli uomini della Brigata nascosero tutti i mezzi recuperati in una foresta non molto lontana dall’albergo dei sopravvissuti che poi, a piccoli gruppi, furono tutti condotti, nottetempo, verso i convogli. Solo allora appresero attoniti che avrebbero raggiunto l’Italia.

Con il favore del buio, eludendo le forze britanniche che stavano sopraggiungendo a Graz,  in meno di quarantotto ore, i mille sopravvissuti furono trasportati attraverso il confine fino al campo di transito di Pontebba, finalmente in Italia. Da lì, nei giorni successivi, i camion della Brigata li portarono verso sud, lungo la penisola, fino ai centri di accoglienza e ai porti.

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