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“Quando le porte rimasero chiuse”

Quando si parla della Shoah sui libri di Storia, la narrazione è spesso asettica. Si descrive una sequenza di momenti, che hanno via via esacerbato la situazione degli ebrei – leggi razziali, beni distrutti, ghetti, deportazione – fino al loro annientamento. Una sequenza che non pone mai l’accento su quanto non fu fatto per impedire il genocidio.

Quando si parla della Shoah sui libri di Storia, la narrazione è spesso asettica. Si descrive una sequenza di momenti, che hanno via via esacerbato la situazione degli ebrei – leggi razziali, beni distrutti, ghetti, deportazione – fino al loro annientamento. Una sequenza che non pone mai l’accento su quanto non fu fatto per impedire il genocidio.

Questo perché, a parte eccezioni che è doveroso ricordare, effettivamente non fu fatto nulla. La Seconda Guerra Mondiale, così come la leggiamo oggi, fu un’eroica missione con cui le democrazie occidentali combatterono Adolf Hitler. In realtà esiste un sottotesto, scomodo, che cela l’indolenza e la noncuranza di quelle democrazie di fronte a uno sterminio di cui tutti erano a conoscenza.

Durante la guerra, i governi alleati ricevettero informazioni dettagliate su ciò che stava accadendo in Europa. Testimoni come Jan Karski portarono nei palazzi del potere le prove delle deportazioni, dei ghetti liquidati, delle camere a gas in funzione. Le organizzazioni ebraiche, i funzionari del Tesoro americano e molti diplomatici tentarono più volte di aprire corridoi di fuga, aumentare le quote migratorie, trasferire intere comunità a rischio. Energie profuse invano: le quote rimasero chiuse, le richieste di evacuare decine di migliaia di ebrei dall’Ungheria furono respinte. Alla Conferenza di Bermuda si evitò deliberatamente di prendere decisioni concrete. Le preghiere di bombardare le linee ferroviarie per Auschwitz furono archiviate come “non prioritarie”.

E non solo non intervenirono, ma impedirono persino a migliaia di ebrei di salvarsi la vita. 

A causa del Libro Bianco britannico, di cui abbiamo parlato la settimana scorsa, navi cariche di profughi vennero respinte, persino bombardate. Ai rifugiati non fu permesso di sbarcare nei porti mediterranei, visti e autorizzazioni furono negati a tutti, bambini compresi, con il risultato che centinaia di migliaia di persone vennero intrappolate in Europa e spinte verso un sicuro sterminio.

Questa settimana getteremo luce su queste impietose decisioni.

Non si aprirà un processo storico, ma si cercherà, come ormai facciamo da quattro settimane, di restituire la memoria nella propria interezza: la Shoah non fu solo il risultato della ferocia di coloro che la idearono e la misero in atto. Riguardò anche le omissioni, le priorità e i calcoli che guidarono l’immobilità delle democrazie occidentali.

Ricordare significa prendere atto di tutto ciò che non fu fatto.

Ma, soprattutto, significa chiedersi perché.

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