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Verso la libertà: la rete che sfidò l’Impero britannico

Le prime operazioni clandestine iniziarono nel 1938 e coinvolsero principalmente l’Europa orientale e i Balcani

L’origine delle reti clandestine ebraiche risale agli anni Trenta, quando l’accesso legale alla Palestina mandataria venne progressivamente limitato dalle autorità britanniche. Il Libro Bianco del 1939 stabiliva quote rigide per l’immigrazione, fissando un tetto massimo di ingressi in un arco temporale pluriennale, insufficiente rispetto ai flussi migratori in atto e del tutto inadeguato di fronte alla persecuzione in atto in Europa.

Già prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il movimento sionista comprese che l’immigrazione legale non era più uno strumento praticabile. In quel contesto, si sviluppò un sistema parallelo, organizzato e coordinato, destinato a operare al di fuori del quadro giuridico imposto dal Mandato britannico.

1. Il Mossad le-Aliyah Bet

Il fulcro di questo sistema divenne il Mossad le-Aliyah Bet, creato nel 1938 come struttura incaricata dell’immigrazione ebraica clandestina verso la Palestina mandataria. L’organizzazione operò in stretto collegamento con l’Haganah, la principale forza di autodifesa dell’Yishuv.

Il compito del Mossad le-Aliyah Bet fu duplice:

  • organizzare l’espatrio degli ebrei dall’Europa e dai del Mediterraneo;
  • garantire il loro trasporto via mare verso le coste del mandato, eludendo il controllo della Gran Bretagna.

L’organizzazione agì attraverso una rete transnazionale di emissari, mediatori, tecnici navali, volontari e contatti politici, operando in condizioni di costante rischio.

2. Le prime operazioni (1938–1941)

Le prime operazioni clandestine iniziarono nel 1938 e coinvolsero principalmente l’Europa orientale e i Balcani. Romania, Bulgaria e Jugoslavia diventarono nodi fondamentali per la raccolta dei profughi e l’allestimento delle navi. In questa fase, l’obiettivo principale fu quello di far uscire gli ebrei dai territori dove la persecuzione era già in atto o imminente. Le operazioni avvennero con il supporto di organizzazioni sioniste locali, movimenti giovanili e reti di solidarietà ebraica. Le navi utilizzate furono spesso vecchi mercantili o pescherecci adattati alla navigazione di fortuna, sovraccarichi di profughi e privi di adeguate dotazioni di sicurezza.

3. La guerra e il passaggio alla clandestinità totale (1941–1945)

Con l’estensione del conflitto e l’occupazione nazista di gran parte dell’Europa, molte rotte vennero abbandonate. Le attività del Mossad le-Aliyah Bet si ridussero ma non cessarono. Parallelamente, alcuni emissari vennero impiegati in operazioni di intelligence che compresero collegamento con la Resistenza e l’assistenza ai rifugiati nei territori neutrali o controllati dagli Alleati. In questa fase, emersero figure che operarono tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa, mantenendo attive reti di contatto e preparandosi alla fase successiva. L’obiettivo diventò duplice: salvare chi era ancora raggiungibile e predisporre strutture per l’accoglienza dei sopravvissuti alla fine della guerra.

4. Il dopoguerra e la She’erit ha-Pletah (1945–1947)

Con la fine della guerra, centinaia di migliaia di ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio e alle persecuzioni vennero concentrati nei DP camps in Germania, Austria e Italia: per moltissimi, l’Europa non rappresentava più un luogo dove fosse possibile riprendere a vivere. Molti tentativi di ritorno nei paesi d’origine si scontrarono con ostilità, violenze e nuove forme di persecuzione.

È in questo contesto che le reti clandestine vennero riattivate e ampliate su scala molto più vasta. Il Mossad le-Aliyah Bet organizzò:

  • la raccolta dei profughi dai campi DP;
  • il loro trasferimento verso porti mediterranei;
  • l’allestimento di decine di navi dirette verso la Palestina mandataria.

L’Italia diventò uno dei principali snodi logistici, grazie alla posizione geografica, alla presenza di comunità ebraiche attive e a una diffusa collaborazione, tacita o esplicita, da parte delle autorità locali.

5. Le rotte mediterranee e il ruolo dei porti italiani

Dai porti italiani salparono numerose navi. Tra i luoghi più coinvolti figurò soprattutto la Liguria, ma anche la Puglia e la Toscana. Le operazioni avvennero spesso di notte, con l’aiuto di pescatori e mediatori locali. Moltissime navi vennero comunque intercettate dalla marina britannica e i profughi trasferiti nei campi di internamento di Cipro, istituiti dal Regno Unito tra il 1946 e il 1949. Nonostante ciò, le operazioni proseguirono senza interruzione, in un continuo adattamento delle rotte e delle modalità operative.

6. Struttura e funzionamento delle reti

Le reti clandestine non furono improvvisate ma organizzate in un sistema articolato che comprese:

  • direzione politica e strategica;
  • logistica navale;
  • falsificazione di documenti;
  • assistenza sanitaria e alimentare;
  • collegamenti con movimenti giovanili e comunità locali;
  • coordinamento con strutture di autodifesa.

Ogni segmento operò in compartimenti separati, per limitare i danni in caso di arresti o fallimenti. La compartimentazione e la flessibilità furono gli elementi centrali del sistema.

7. Conclusione

Tra il 1947 e il 1948, mentre all’ONU si pensavano soluzioni per una partizione del mandato britannico e la creazione di due stati, uno ebraico e uno arabo, le reti clandestine continuarono a operare senza soluzione di continuità. Solo il 14 maggio del 1948, quando David Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato di Israele, le operazioni dell’Aliyah Bet cessarono formalmente. Le strutture, le competenze e le persone che avevano reso possibile la clandestinità confluirono nelle istituzioni del nuovo Stato, in particolare nell’organizzazione dell’immigrazione, nella marina e nei servizi di sicurezza.

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