
La guerra del 1948 contro lo stato di Israele coincise con l’inizio del conflitto arabo israeliano. È il primo capitolo di una storia che arriva fino agli anni ‘70, quando si evolvette nel conflitto israelo palestinese, attivo ancora oggi. Allo stesso tempo, però, la guerra del 1948 non va percepita solo come un fatto inedito perché, al contrario, rappresentò una diversa diramazione della Seconda Guerra Mondiale, parallela alla Guerra Fredda. Soprattutto, costituì un rinnovato tentativo di sterminare gli ebrei, momentaneamente arrestatosi con la caduta del Reich.
Occorre fare un passo indietro.
Nel maggio 1945, i campi di sterminio erano stati liberati e migliaia di sopravvissuti, cui fu del tutto impossibile tornare nelle proprie case e rientrare in possesso dei propri averi, furono costretti a entrare nei Displaced Persons camps, allestiti nelle zone di occupazione americana in Germania, Austria e Italia. Il sogno di molti di loro era quello di raggiungere la Palestina, l’ultimo posto rimasto che potesse accoglierli e dove poter ricominciare a vivere. Ma i britannici, che ancora detenevano il potere nel Mandato, bloccavano le navi che tentavano di raggiungere Haifa o Tel Aviv e internavano i profughi negli svariati campi di concentramento costruiti sull’isola di Cipro.
Nel novembre 1947, con la risoluzione 181, l’ONU stabilì, sulla base del resoconto di una commissione speciale riunita a tal proposito, la fattibilità di una spartizione dell’area mandataria a ovest del fiume Giordano in due stati, uno arabo e uno ebraico. Nei DP camps la notizia venne accolta come una svolta: forse, in breve tempo, ci sarebbe stato un luogo sicuro dove tornare a vivere. Di fronte a tale possibilità, i dirigenti dell’Yishuv cercarono di mettersi subito a vento, consapevoli che la fondazione di uno stato ebraico non sarebbe stata accolta passivamente dagli arabi: ecco perché l’Haganah, l’organizzazione militare ebraica che evolverà nelle Forze di Difesa Israeliane, iniziò a reclutare soldati nei campi. Molti altri, invece, si arruolarono non appena arrivarono nell’Yishuv.
Uno di loro fu Shalom Tepper.
Era nato a Radom, in Polonia ed era stato deportato dapprima ad Auschwitz e poi a Majdanek. Dopo la liberazione del campo, avvenuta nel luglio del 1944 da parte dell’Armata Rossa, si unì ai partigiani polacchi per combattere i nazisti. Arrivato in Palestina nel 1948, si arruolò subito e cadde combattendo nella Guerra d’Indipendenza contro la Lega Araba.
Il suo nome è inciso nel “Memoriale degli ultimi della stirpe” presso lo Yad Vashem, l’ente nazionale israeliano per la Memoria della Shoah, a Gerusalemme; un monumento dedicato ai sopravvissuti alla Shoah che morirono combattendo nel ’48 senza avere più nessun familiare che ne tramandasse la memoria – dal momento che erano tutti morti in Europa.
Contro chi si trovarono a combattere gli ebrei? Contro le forze della Lega Araba, i cui vertici di comando furono spesso ricoperti da ex collaborazionisti del Terzo Reich.
Uno dei più noti fu Hassan Salameh. Nell’ottobre 1944 era stato paracadutato nella valle del Giordano come maggiore della Wehrmacht, con una missione specifica: nascondere depositi di armi per “i compiti futuri”, nient’altro che il trasferimento degli obiettivi, compreso lo sterminio degli ebrei, e dell’ideologia nazista in Medio Oriente.
Allo scoppio della guerra contro Israele nel 1948, Salameh figurava come uno dei principali comandanti dell’Esercito della Jihad, la forza armata del Gran Muftì di Gerusalemme Hajj Amin al-Husseini.
Un altro nome noto è quello del libanese Fawzi al-Qawuqji, comandante dell’Esercito di Liberazione Arabo, la seconda grande forza combattente sul fronte arabo. Anche Qawuqji, come Salameh, aveva un passato di stretta collaborazione col nazismo.
Dopo essere stato ferito in Iraq durante il colpo di stato filo nazista orchestrato da Rashid Alì nel 1941, al-Qawuqji era stato tratto in salvo dai nazisti e trasferito a Berlino. Qui, trascorse i successivi sette anni collaborando con lo Special Staff F, la struttura della Wehrmacht dedicata alle operazioni in Medio Oriente e producendo rapporti sulle tattiche e la topografia mediorientale. Aveva lasciato la Germania per tornare in Medio Oriente nel 1946.
Al comando di Fawzi al-Qawuqji combatterono sia ex soldati degli AfriKa Korps di Rommel sia, come confermato anche da un articolo di Der Spiegel del marzo 1946, membri della ex Wehrmacht.
A questi, si aggiunsero circa mille uomini provenienti dalla ex Jugoslavia e che avevano servito nelle divisioni SS musulmane reclutate nei Balcani. Non potendo rimanere in Jugoslavia, con il rischio di essere catturati e giustiziati da Tito, questi si erano dapprima trasferiti in Italia come apolidi e poi erano andati a Beirut, dove si erano arruolati nelle forze arabe.
La guerra del ‘48 fu quindi uno scontro tra ebrei, arabi e nazisti. Solo che, adesso, le cose erano cambiate: quegli ebrei ora si chiamavano israeliani e non erano più uomini e donne disarmati, deportati su carri bestiame verso i forni crematori. Erano riuniti in uno stato, con un esercito ufficiale nato alla fine di maggio del 1948 e nessuna intenzione di farsi sterminare una seconda volta.
Una volontà che prevalse, facendo loro vincere quella guerra.






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