
Alois Brunner nacque in Austria nel 1912 e si iscrisse al Partito nazista a 19 anni, entrando nelle SS a ventisette dove raggiunse il grado di capitano. Passò alla storia come “il macellaio di Vienna” per una ferocia eccezionale e una determinazione totale dimostrate nel perseguimento dell’obiettivo che condivideva con il suo superiore Adolf Eichmann: la soluzione finale della questione ebraica attraverso l’eliminazione fisica del popolo ebraico.
Eichmann lo considerava il suo uomo migliore, e Simon Wiesenthal nel suo libro “Giustizia, non vendetta” intitolò il capitolo dedicato a Brunner “Il braccio destro del demonio”, scrivendo che “si potrebbe dire che Eichmann sia stato la mente e Brunner il braccio, ma ciò sminuirebbe il ruolo di Brunner: si trattava di un braccio dotato di cervello”. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Brunner ricevette diversi incarichi con un unico denominatore comune: radunare le persone di confessione ebraica in aree geografiche diverse e organizzarne la deportazione verso i ghetti e i campi di sterminio dell’Europa orientale. Deportò centinaia di migliaia di ebrei, operando in Austria, Germania, Grecia, Francia, Slovacchia e Ungheria.
Brunner dimostrò particolare abilità organizzativa nel sopperire all’inadeguatezza degli uomini disponibili per le deportazioni di massa, avvalendosi paradossalmente della collaborazione degli stessi ebrei, che convinceva con promesse di migliori condizioni di vita o con la prospettiva di aver salva la pelle, oppure che costringeva con minacce ad assecondare i suoi ordini. Si rivelò anche un astuto trafficante di beni di valore sottratti a ricche famiglie ebraiche travolte dalla Shoah, beni che regalava o vendeva a compiacenti altoborghesi e nobili filonazisti per consolidare le sue reti di protezione.
Al termine della guerra riuscì a eludere la cattura. Rimase nascosto fino al 1954, anno in cui un tribunale francese lo condannò in contumacia alla pena capitale per crimini contro l’umanità, pena che venne poi commutata nell’ergastolo nel 2001. Nel 1954 fuggì a Roma, poi in Egitto e infine in Siria, dove trascorse la parte restante della sua esistenza assumendo il nuovo nome di Georg Fischer.
Il presidente siriano Hafez al-Assad, padre di Bashar al-Assad, lo accolse benevolmente perché condividevano i medesimi sentimenti antisemiti e perché al-Assad voleva avvalersi delle sue competenze nell’estorsione di informazioni e confessioni dalle vittime attraverso la tortura, abilità che Brunner aveva acquisito e perfezionato durante la guerra. Al-Assad lo impiegò nella costituzione della polizia segreta ba’athista e nei servizi di intelligence siriana, trasferendo così in Siria i metodi repressivi che Brunner aveva applicato durante il Terzo Reich. Brunner si dedicò anche al mercato illegale delle armi, sotto l’apparenza di tranquillo uomo d’affari tedesco, sfruttando la sua esperienza nella gestione di reti clandestine.
Divenne il bersaglio principale dei cacciatori di nazisti, dagli agenti di Simon Wiesenthal fino al gruppo Klarsfeld e al Mossad. Il suo corpo portò per sempre le tracce di due attentati con bombe carta che subì in Siria. Il primo avvenne nel 1961 a opera di agenti segreti francesi, per il suo sostegno al Fronte di Liberazione Nazionale algerino e in quell’occasione perse un occhio. Il secondo, nel 1980 a opera dei servizi segreti israeliani, quando perse le dita della mano sinistra tranne il pollice. Tutti sapevano che si trovava a Damasco, ma la Siria rifiutò sempre di accogliere le richieste di estradizione giunte nel corso dei decenni da Francia, Austria e Germania .
Verso la fine degli anni Ottanta, si avviarono trattative tra la Repubblica Democratica Tedesca e la Siria per l’estradizione di Brunner e solo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 lo salvò dalla consegna. Tuttavia, dopo il fallimento di queste trattative, venne confinato dalle autorità siriane nello scantinato di un condominio di Damasco dove visse il resto dei suoi giorni in enormi ristrettezze e disagi, abbandonato dal regime che lo aveva protetto per decenni una volta che la sua utilità era venuta meno.
Luogo e data di morte rimangono incerti: secondo alcune fonti morì nel 2001, secondo altre nel 2010 e quasi sicuramente in Siria, dove sarebbe stato sepolto in una fossa anonima senza alcuna cerimonia. La sua morte nell’ombra, dopo decenni di impunità, rappresenta uno dei casi più emblematici di come i criminali nazisti abbiano trovato protezione e impiego in Medio Oriente grazie alla loro utilità per regimi che condividevano gli stessi nemici: gli ebrei, Israele e l’Occidente.
Brunner incarnò la continuità diretta tra il progetto genocida nazista e gli apparati repressivi mediorientali del dopoguerra. Le competenze che aveva sviluppato organizzando deportazioni di massa, estorcendo confessioni attraverso la tortura e gestendo reti clandestine vennero portate intatte dalla Germania nazista alla Siria ba’athista, dimostrando come la strategia politica dal Terzo Reich continuò a esistere nel Medio Oriente, coinvolgendo gli stessi uomini che avevano materialmente eseguito lo sterminio degli ebrei in Europa e che continuarono a lavorare contro gli ebrei in un nuovo contesto geografico e politico, quello della guerra a Israele.
Per saperne di più, visita anche la mostra “Gerarchi in fuga. Dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse”, presso il Museo Ebraico di Bologna, dal 25 gennaio al 30 giugno 2026.
intatte dalla Germania nazista alla Siria ba’athista, dimostrando come il trasferimento di tecnologia politica dal Terzo Reich al Medio Oriente coinvolgesse gli stessi uomini che avevano materialmente eseguito lo sterminio degli ebrei in Europa e che continuarono a lavorare contro gli ebrei in un nuovo contesto geografico e politico.
La sua storia dimostra anche il ruolo attivo dei regimi mediorientali nel proteggere criminali nazisti dalle richieste di estradizione occidentali e israeliane. La Siria conosceva i suoi crimini e sebbene ricevesse regolarmente richieste di consegnarlo alla giustizia, scelse deliberatamente di proteggerlo per decenni perché le sue competenze nella repressione del dissenso e nella costruzione di apparati di intelligence erano troppo preziose. Questo non fu un caso di omissione o di negligenza, ma una scelta politica consapevole che inseriva la protezione dei nazisti dentro una strategia più ampia di consolidamento del potere interno e di guerra contro Israele.
Brunner visse impunito a Damasco per oltre cinquant’anni, continuando a servire il regime siriano fino a quando la sua utilità venne meno e venne abbandonato in uno scantinato dove morì solo, cieco e mutilato, senza mai essere stato processato per i crimini commessi durante la Shoah.






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