
Il 7 marzo 1951, il primo ministro Ali Razmara fu assassinato nella Moschea dello Scià, la principale di Teheran. A ucciderlo, Khalil Tahmasebi, un militante dei Fada’iyan-e Eslam, piccolo gruppo islamista, al grido di: «Viva l’Islam, morte alla compagnia petrolifera!”
Il gruppo fondamentalista dei Fada’iyan-e Eslam che, tra l’altro, si era già macchiato di altri due omicidi, quello dello storico Ahmad Kasravi e dell’ex primo ministro Abdolhossein Hazhir.
In difesa di Tahmasebi intervenne l’ayatollah Abolqasem Kashani, che guidava il clero schierato con il movimento nazionalista e che celebrò pubblicamente l’omicida come un eroe nazionale, promuovendo, in seguito, un provvedimento di clemenza in suo favore.
Ma chi era Ali Razmara? Un generale, nominato dallo scià primo ministro nel 1950, con il compito di risolvere la questione petrolifera – con gli auspici di Gran Bretagna e Stati Uniti, speranzosi che fosse l’uomo giusto per rimettere in ordine nel paese.
Affidò segretamente a due esperti iraniani uno studio sulla capacità dell’Iran di poter gestire in maniera autonoma la propria industria petrolifera e, forte delle loro conclusioni, successivamente, in Parlamento si oppose alla nazionalizzazione, adducendo come motivazione il fatto che l’Iran non aveva i mezzi per estrarre e vendere il proprio petrolio, anche a causa di un personale incompetente, che non era nemmeno in grado di gestire una fabbrica di cemento.
Nel frattempo, però, trattava con la Anglo-Iranian Oil Company sulla base di un precedente: nel dicembre 1950 una compagnia americana aveva concesso all’Arabia Saudita la divisione a metà dei profitti, e i britannici si dissero pronti a esaminare un accordo simile con l’Iran.
Ma Londra ci mise troppo a decidere.
All’indomani dell’omicidio di Razmara, il Parlamento, sotto la pressione delle manifestazioni popolari, approvò la nazionalizzazione del petrolio, mentre importanti religiosi dichiararono apertamente il loro appoggio alla nazionalizzazione contro l’ingerenza occidentale negli affari interni iraniani.
La stagione della nazionalizzazione si aprì, dunque, con un omicidio, il cui esecutore fu difeso da un ayatollah.
E non è tutto.
Alla fine di aprile, dopo la sua nomina come premier, Mohammad Mossadegh, ricevendo gli inviati americani e britannici, venne messo in guardia dallo stesso ayatollah Kashani, il quale lo avvertì che se avesse ceduto sul petrolio, avrebbe potuto fare la stessa fine del suo predecessore.





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