
Nel maggio del 1939, a pochi mesi dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la Gran Bretagna pubblicò un documento ufficiale, destinato a cambiare radicalmente il destino degli ebrei europei e mediorientali: il Libro Bianco.
Si tratta di un testo amministrativo i cui effetti furono devastanti.
Nel momento in cui l’antisemitismo esplodeva ancora una volta in Europa, e i pogrom si moltiplicavano anche nel mondo arabo, Londra decise di restringere al minimo l’accesso alla Palestina, l’unico luogo che fino a quel momento aveva rappresentato una speranza concreta di fuga per molti ebrei.
Il documento si articola in tre punti principali.
Il primo e il più famoso è quello che pone un limite rigidissimo all’immigrazione ebraica in Palestina. Furono interdetti gli arrivi illimitati, annullato ogni permesso speciale e venne posto un tetto massimo di 75.000 ingressi su cinque anni. Dopo questo quinquennio, ogni nuovo arrivo avrebbe dovuto essere tassativamente approvato dalla popolazione araba locale.
Il secondo elemento riguarda la terra. Il Libro Bianco introdusse vincoli rigidi sulla compravendita da parte degli ebrei di terre nella Palestina mandataria, limitando ancora di più la possibilità di costruire insediamenti o di stabilirsi legalmente nel paese.
Una decisione che fotografa un mondo al contrario: un popolo senza casa si vede negare persino la possibilità di acquistare un appezzamento di terra con mezzi propri.
Il terzo punto è politico. La Gran Bretagna dichiarò che entro il 1949, la Palestina avrebbe dovuto diventare uno Stato binazionale arabo-ebraico, con una maggioranza araba garantita.
Una garanzia data dal fatto che in Europa e nel Medio Oriente erano in atto violenze di ogni genere contro gli ebrei, che ne avrebbero drasticamente ridotto la popolazione.
La brutalità del Libro Bianco, per altro, non è delineata solo dai provvedimenti in esso contenuti, ma anche dal suo sorprendente tempismo.
Fu pubblicato pochissimi anni dopo l’emanazione delle leggi razziali in Germania. Di lì a poco, in Europa sarebbero cominciate le deportazioni di massa, contestualmente alle violenze e ai pogrom che insanguinarono il mondo arabo – alleato dei nazisti.
Il Libro Bianco è quindi il documento chiave per capire tutta la drammaticità ebraica tra il 1939 e il 1946: paralleli alla mattanza di ebrei scatenata dal nazismo, i provvedimenti del Libro Bianco furono corresponsabili della morte di milioni ebrei.
In quegli anni, mentre sorgevano i campi di concentramento, mentre a Baghdad o Tripoli esplodevano violenze antiebraiche e le navi cariche di profughi venivano rispedite verso le camere a gas, si attivò l’organizzazione di operazioni di salvataggio clandestine, prima fra tutte l’Aliyah Bet.






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