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1948: la Shoah che ritorna

La Germania nazista si sarebbe impegnata ad armare le forze arabe per tenere viva la fiamma del Reich e dei suoi obiettivi

Il 14 maggio 1948, tre anni e sette giorni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa, David Ben Gurion dichiarò la nascita dello stato di Israele. In risposta a tale “affronto”, nello stesso giorno, cinque eserciti arabi mossero guerra al neonato stato ebraico e lo invasero. A quale scopo? È il  Segretario Generale della Lega Araba a dircelo: “una guerra di sterminio e di massacro monumentale”. 

Una guerra di sterminio e di massacro la cui strada fu spianata quattro anni prima, quando nel 1944 fu chiaro ai nazisti che avrebbero perso la guerra. 

In un incontro avvenuto tra i vertici del Reich e il Gran Muftì di Gerusalemme Hajj Amin al-Husseini, vennero allora posti in essere i “compiti futuri”: la Germania nazista si sarebbe impegnata ad armare le forze arabe per tenere viva la fiamma del Reich e dei suoi obiettivi. Lo avrebbe fatto fornendo armi, aerei militari e istruttori, così come riferì anche Walter Schellenberg, uno dei massimi dirigenti dell’intelligence nazista che a Norimberga dichiarò di aver consegnato al Gran Muftì mezzo quintale d’oro e 50.000 dollari. Un impegno, messo per iscritto, che il Ministero degli Esteri del Reich dichiarò di voler onorare anche dopo la fine della guerra.

La Germania nazista pose così tutta la propria eredità, l’ideologia e addirittura il proprio personale al servizio del nazionalismo arabo.

Erano gli stessi anni in cui i sopravvissuti ai lager cercavano di raggiungere la Palestina su navi di fortuna ma venivano intercettati dai britannici, arrestati e, ancora una volta, internati. Quelli che, però, riuscirono a raggiungere sani e salvi l’Yishuv, il 14 maggio del 1948, si ritrovarono a combattere in Medio Oriente contro quegli stessi criminali che avrebbero dovuto essere nelle salde mani della giustizia di Norimberga.

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